Articoli dalle nostre riviste per consulenti ed operatori
Allattamento a richiesta - saggezza e scienza
(Cue Feeding: Wisdom and Science)
di Lisa Marasco,
BA, IBCLC e Jan Barger MA, RN, IBCLC
da Breastfeeding Abstracts vol 18 n. 4 maggio 1999, pp. 28-29.
Viene ormai comunemente accettato
che i neonati, e soprattutto i neonati allattati al seno, crescono e
stanno meglio quando viene permesso loro di poppare seguendo i segnali
delle loro necessità. Nonostante ciò, alcune mamme continuano a credere
di dover aspettare per permettere al seno di "riempirsi" fra
una poppata e l'altra per poter avere latte a sufficienza per i loro
bambini, e alcune fonti tradizionali di consigli per i genitori incoraggiano
le mamme ad aderire a un orario secondo il quale bambini molto piccoli
vanno alimentati ad intervalli di tre o quattro ore. Per alcuni bambini
potrebbe essere possibile crescere bene con un simile allattamento ad
orario, ma per altri non è così. Una migliore comprensione dell'importanza
dell'allattamento a richiesta, nonché il ruolo dell'appetito del neonato
nella regolazione della produzione del latte, ci proviene da ricerche
recenti, che spiegano i meccanismi che regolano la produzione di latte
nel seno.
Fino a poco
tempo fa, gli sforzi per cercare di capire i processi che regolano la
sintesi di latte (lattopoiesi) si sono focalizzati sull'aumento di prolattina
che avviene in risposta alla suzione del bambino. I ricercatori, però,
non hanno trovato un rapporto diretto costante e coerente tra i livelli
plasmatici di prolattina e la produzione materna di latte. Partendo
da un approccio diverso, Peter Hartmann e i suoi colleghi in Australia
hanno studiato l'allattamento facendo mappe di seni in lattazione prima
e dopo le poppate, utilizzando attrezzature video e computer per misurare
cambiamenti volumetrici del seno4. La precisione di questa
tecnica per misurare la capacità di immagazzinare e produrre latte è
stato calcolata a ± 5%. Basandosi su questo lavoro, Hartmann ha concluso
che la velocità di sintesi del latte fra le poppate varia a seconda
del grado di pienezza del seno: più il seno è pieno, più la velocità
di produzione del latte è lenta, e al contrario, più il seno è vuoto,
maggiore è la velocità con cui il latte viene rimpiazzato.
Hartmann e i
suoi colleghi hanno anche quantificato le differenze nella capacità
massima di immagazzinamento delle mammelle, identificando una differenza,
fra le donne coinvolte nello studio, fino al 300%. È stato anche notato
che le donne con alte capacità di immagazzinamento spesso allattavano
ad intervalli maggiori, mentre le donne con basse capacità allattavano
con intervalli più frequenti. La misura del seno non era sempre un fattore
utile per prevedere la capacità di produzione o di immagazzinamento,
e tutte le donne avevano la capacità di produrre latte in abbondanza
nell'arco delle 24 ore. Il fattore che subiva variazione era la quantità
di latte che veniva erogato in una poppata.
Livelli alti
di prolattina sono cruciali per l'avvio del processo di lattazione,
però man mano che i livelli di prolattina scendono, il controllo endocrino
diventa meno importante per la produzione di latte, e prendono il sopravvento
i sistemi di controllo autocrini5,6.
Comunque, la
riuscita a lungo termine dell'allattamento dipende dallo sviluppo di
un numero sufficiente di recettori per la prolattina durante il periodo
di controllo endocrino, che a sua volta sembra dipendere dalla frequenza
delle poppate: più frequenti saranno le poppate e maggiore sarà lo sviluppo
dei recettori3,8.
Abbiamo scoperto
che molte donne, nell'allattare al seno il loro bambini ad orario, hanno
successo nel primo mese o due. Però, queste donne hanno un tasso insolitamente
alto di ipogalattia intorno ai tre - quattro mesi. a riprova di ciò,
c'è un grande numero di bambini il cui accrescimento cade al di sotto
degli standard accettabili richiedendo integrazioni, e/o bambini che
si svezzano volontariamente, ovvero che rifiutano il seno che contiene
un volume inferiore e da cui il latte esce più lentamente, preferendo
il biberon, che ha un volume superiore e da cui il latte esce più velocemente.
Questa ricerca
sugli intervalli fra poppate e il contenuto o livello di grassi nel
latte materno, aggiunge una nuova dimensione alla nostra comprensione
di come l'appetito del neonato, così come si rispecchia nell'alimentazione
a richiesta, regola la sintesi del latte. Michael Wooldridge ha proposto
che il consumo calorico al seno, o più specificamente il consumo di
grassi, sia responsabile per il controllo dell'appetito e della sazietà
del bambino. Si può facilmente presumere che la madre di un bambino
che rimane irrequieto dopo una poppata abbia un volume del latte insufficiente;
in realtà ci potrebbe essere una carenza piccola ma determinante nel
consumo di calorie o grasso da parte del bambino10. I fautori
dell'allattamento ad orario spesso impongono limitazioni anche sulla
durata del pasto, quindi limitano il consumo di grassi / calorie rilasciati
alla fine della poppata.
I sostenitori
dell'allattamento ad orario ritengono che intervalli più distanziati
faranno sì che i bambini siano più affamati, e che quindi questi richiederanno
in modo più aggressivo di essere allattati, ottenendo così il latte
che è disponibile alla fine della poppata, con contenuto grasso più
alto. Wooldridge però ha dimostrato che i livelli dei grassi nel latte
prima dell'inizio della poppata hanno un rapporto inverso alla lunghezza
dell'intervallo fra le poppate. La concentrazione dei grassi può essere
incrementata aumentando sia la frequenza delle poppate sia la quantità
di latte estratto dal seno durante il pasto. Quando la frequenza della
poppata e la sua durata vengono limitate da orari predeterminati per
l'allattamento, il risultato può benissimo essere un consumo diminuito
di grassi da parte del bambino, sintomi di inadeguatezza della quantità
di latte e sotto alimentazione2,10.
Un bambino che
si sta preparando per poppare lo dimostra prima ancora di svegliarsi.
All'inizio potrebbe muoversi leggermente in modo tranquillo o poco agitato,
o sembrare irrequieto o nel sonno. Se la sua mano si trova vicino al
viso potrebbe girare la testa, cercando di succhiare il pugno o qualunque
altra cosa che si trova vicino alla bocca. Se questi segnali precoci
vengono ignorati, il bambino comincia ad emettere dei rumori acuti,
e alla fine un pianto vero e proprio, esprimendo che il suo nutrimento
è in ritardo. Una madre con esperienza di allattamento che sta vicino
al bambino, solitamente riconosce i suoi bisogni, mettendolo al seno
in un momento precoce di questa sequenza di segnali. Quando però la
madre allatta il bambino ad orario, e / o dorme lontano da lui, tutto
si svolge in una maniera molto diversa7.
Un neonato che
viene lasciato piangere anche per pochi minuti può diventare molto disorganizzato,
e avere maggiore difficoltà nel attaccarsi al seno e succhiare correttamente.
Di conseguenza spesso non prende tutto il latte di cui ha bisogno e,
se questa serie di eventi viene ripetuta, con il tempo la produzione
di latte della madre si ridurrà. Questo è ancora un altro modo in cui
l'imposizione degli orari può inibire la produzione materna di latte.
In un tentativo di evitare pianti eccessivi, alcuni sostenitori dell'allattamento
ad orario promuovono l'uso di succhiotti per ritardare il momento della
poppata e/o per eliminare la suzione non nutritiva al seno. Interventi
di questo genere non sono senza rischi: uno studio recente ha documentato
che l'uso di succhiotti è associato alla durata ridotta dell'allattamento
al seno1, mentre un altro studio ha rilevato che le madri
che utilizzano succhiotti per i loro bambini spesso esercitano un grado
superiore di controllo comportamentale durante l'allattamento, che ancora
a sua volta porta spesso a una minor durata complessiva dell'allattamento
al seno9.
Un insieme di
prove empiriche e teoriche continua a dare fondamento alle raccomandazioni
dell'Accademia Americana dei Pediatri11: che i bambini, e
in particolare quelli allattati al seno, hanno bisogno di essere allattati
a richiesta e dovrebbero essere liberi di stabilire da soli il proprio
orario, piuttosto che obbligati a seguire un orario predeterminato.
è altresì la nostra conclusione che le pratiche, che interferiscono
con la capacità del bambino di segnalare i propri bisogni, sono state
responsabili di aumenti ponderali insufficienti, mancanza di crescita
adeguata, mancanza di latte, svezzamento precoce non voluto, e forse
anche di casi di coliche, nonché regressione e depressione nei neonati,
come risultato di mancanza, da parte dei genitori, di una risposta ai
segnali disperati del bambino. La produzione di latte materno e il suo
consumo da parte del bambino vengono influenzati da molti fattori, compresa
la frequenza delle poppate durante il periodo in cui la produzione di
latte è nella fase di calibrazione, la capacità materna di immagazzinamento
del latte, la capacità dello stomaco del bambino, il contenuto lipidico
del latte e il livello di svuotamento del seno in un qualunque pasto.
Quindi ci sono prove molto forti che l'uso arbitrario di orari per l'allattamento
al seno non sia consigliabile per qualunque madre che desideri allattare
al seno con successo.
traduzione
di Shera Lyn Parpia Khan.
Riferimenti
bibliografici:
1. Barros, F.C,
C.G. Vistora et al. Use of pacifiers is associated with decrease of
breastfeeding duration. Pediatrics 1995; 95:497-99
2. De Carvalho,
M.D. et al. Effect of frequent breastfeeding on early milk production
and weight gain. Pediatrics 1983; 72:307-11
3. De Coopman,J.
Breastfeeding after pituitary resection: support for a theory of autocrine
control of milk supply? J Hum Lact 1993; 9 (1):35-40
4. Daly, S.E.,
J.C. Kent, D. Q. Hyunh et al. The determination of short-term breast
volume changes and the rate of synthesis of human milk using computerised
breast measurement. Experimental Physiol 1992; 77:79-89
5. Daly, S.E.
and P.E. Hartmann. Infant demand and milk supply. Part I: Infant demand
and milk production in lactating women. J Hum Lact 1995; 11 (1):21-26
6. Daly, S.E.
and P.E. Hartmann. Infant demand and milk supply. Part II: The short-term
control of milk synthesis in lactating women. J Hum Lact 1995; 11 (1):27-37
7. Neifert,
M. Early assessment of the breastfeeding infant. Contempory Pediatr
1996: October 2-16
8. Perry, H.M.
and L.S. Jacobs, Rabbit mammary prolactin receptors. J Biologic Chem
1978; 253:1560
9. Victora,
C.G., D,P, Behague, F. C. Barros et al. Pacifier use and short breastfeeding
duration: cause, consequence or coincidence. Pediatrics 1997; 99 (3):445-453
10. Wooldridge,
M. Baby controlled breastfeeding: Biocultural implications. In Breastfeeding:
Biocultural Perspectives ed P. Stuart Macadam and K. A. Dettwyler, New
York: De Gruyter 1995
11. American
Academy of Pediatrics Work Group on Breastfeeding: Breastfeeding and
the use of human milk. Pediatrics 1997; 100:1035-39.
L'ultimo aggiornamento è stato fatto il
01/01/07
da jlm.
Page last edited Sun Oct 14 09:34:58 UTC 2007.