Articoli
dalle nostre riviste per genitori
Giocherellare
.... con il capezzolo
(Tweaking the Breast)
Da "Da mamma a mamma"
n.48 estate 1997
Non ricordo di preciso quando
il mio Luca iniziò, durante le poppate, ad esplorare il mio corpo.
Era sicuramente molto piccolo e crescendo queste esplorazioni sono continuate
procurando piacere sia a lui che a me.
Non ho mai pensato di scoraggiare
questo suo comportamento, poiché quelle sue morbide manine non
mi procuravano nessun fastidio.
All'epoca conoscevo solo
due mamme che allattavano bimbi grandicelli, ma né da loro né
dalle pubblicazioni della Lega, che leggevo avidamente, sono mai venuta
a conoscenza del modo in cui si sarebbe potuta evolvere l'idilliaca
esperienza che stavo vivendo con Luca.
Me ne accorsi ben presto
da sola.
Quando Luca aveva circa 16
mesi iniziò a "giocherellare" con i miei capezzoli, non solo
durante la poppata, anzi, soprattutto tra una poppata e l'altra. Come
io lo prendevo in braccio avvicinava la manina destra alla bocca per
succhiarsi il pollice mentre la sinistra la infilava nel collo delle
mie maglie o camice fino a raggiungere i capezzoli.
In poco tempo per lui è
diventato un comportamento talmente automatico che diverse volte trovandosi
in braccio a mia sorella ha infilato la manina sinistra dentro i suoi
vestiti. Naturalmente, come si accorgeva dell'errore ritraeva immediatamente
la manina. Sulle prime io e mio marito abbiamo riso e scherzato sopra
questa nuova abitudine del nostro amatissimo bambino. E a dir la verità
il suo giocherellare non è stato subito molto fastidioso per
me, magari un po' imbarazzante quando accadeva in pubblico e notavo
lo sguardo inorridito delle persone che mi stavano intorno.
In quelle occasioni mi limitavo
a spostargli la manina cercando di distrarlo in qualche modo. Non ho
mai pensato di fare di più, poiché credevo si trattasse
di una fase passeggera che si sarebbe risolta da sola come già
era successo in passato con altre piccole difficoltà.
Mi preoccupava solo il fatto
che Luca quando era in braccio a me non faceva altro che succhiarsi
il pollice e giocherellare con i miei capezzoli.
Ho riletto il libro "L'abbraccio
che contiene" (che avevo conosciuto durante il tirocinio per diventare
consulente) e praticando il contenimento quasi quotidianamente la situazione
è nettamente migliorata.
Le cose sono peggiorate dopo
che Luca ha compiuto i due anni ed ha iniziato a soffrire di dermatite.
Era l'inizio di gennaio '96 e nel giro di poche settimane il corpicino
del mio bimbo si è interamente ricoperto (non esagero) di chiazze
rossastre e ruvide. Luca ha rincominciato a svegliarsi di notte circa
ogni ora piangendo e grattandosi. Si riaddormentava solo al mio seno
mentre con le manine mi praticava incredibili torture al capezzolo libero.
Di giorno il bambino era molto giù e poppava spessissimo continuando
le torture sui miei capezzoli.
Anche se cercavo di tenergli
le unghie corte, comparirono lo stesso sui miei capezzoli delle piccole
ma dolorose ferite.
Nonostante i rimedi omeopatici,
le creme (non al cortisone), la dieta ed i tanti esperti interpellati
la dermatite non migliorò fino a Maggio quando iniziammo ad andare
al mare quasi tutti i giorni (abito a Rimini).
Migliorando la dermatite,
Luca riprese a dormire tutta la notte e di giorno ritrovò il
suo carattere allegro e socievole, però ormai strapazzarmi il
seno ed i capezzoli durante le poppate era diventato per lui qualcosa
di irrinunciabile.
In quel periodo, per la prima
volta, sono andata in crisi e le sedute di allattamento sono diventate
delle piccole battaglie tra me che cercavo di difendermi da quelle manine
e lui che, stizzito, insisteva nel suo intento.
Sul finire dell'estate mi
è capitato di leggere l'articolo tratto da New Beginnings (che
poi ho tradotto per il nostro Bollettino, e che segue) che parlava di
questo argomento. Non tutte le soluzioni proposte potevano adattarsi
al mio caso, però l'idea di fondo si: "con tutto il bene che
vogliamo ai nostri bambini non è giusto permettere loro dei comportamenti
che per noi mamme risultano fastidiosi, se non dolorosi".
Ci ho ragionato parecchio
e sono arrivata alla conclusione che in quegli ultimi mesi avevo mandato
a mio figlio dei messaggi che, forse, avevano contribuito a peggiorare
la situazione. Infatti se da una parte non ero stata decisa nel limitare
un'abitudine per me irritante, dall'altra il mio comportamento rendeva
chiaro che l'allattamento non mi era più tanto gradito, creando
così insicurezza in Luca e spingendolo poi a ricercare un maggiore
conforto.
In poche settimane, con un
atteggiamento molto più coerente da parte mia, ma anche con tanto
affetto e dolcezza, sono riuscita a cambiare radicalmente le cose.
Ora sono in felice attesa
del mio secondo bambino (sono di undici settimane) e sto vivendo un
periodo di profonda serenità, in particolare con Luca. Lo allatto
ancora circa due volte al giorno (mattina e pomeriggio) per delle vere
poppate, mentre durante il giorno per delle brevissime "ciucciatine"
che io definisco "di conferma".
Infatti è come se
tra un gioco e l'altro o tra un passo e l'altro verso la conquista dell'indipendenza
cerchi la conferma della mia disponibilità e del mio amore per
lui.
Ogni tanto capita che gli
sfugga la manina (molto raramente), allora io gliela prendo tra le mie
mani, gliela bacio e gliela accarezzo. Luca si accontenta di queste
coccole sostitutive e senza fare storie continua a poppare o torna alle
sue occupazioni.
Sono veramente contenta di
come si sia evoluta questa vicenda che è stata un importante
occasione di crescita sia per me che per Luca.
- Roberta Pretelli, consulente,
Rimini
Segue l’articolo sopraccitato,
tratto da Toddler Tips, New Beginnings maggio-giugno 1996, e tradotto
da Roberta Pretelli
Mia figlia di venti mesi
ha sempre amato mettere la sua guancia sulla mia pancia o sul seno.
Il mio problema è che, ora, il suo contatto preferito è
la sua mano sul capezzolo. Quando sposto la sua manina, è ovvio
che io le sto negando il suo tesoro più prezioso. È molto
insistente, al punto di voler continuare per tutta la notte. Di solito
ci vogliono quarantacinque minuti prima che smetta di giocherellare
con il capezzolo e si addormenti abbastanza profondamente da poterle
spostare la mano. Altre mamme che hanno vissuto un simile problema mi
dicono che non hanno potuto far altro che conviverci, qualche volta
per anni. Io spero che questo non sia il mio caso, dal momento che trovo
tutto ciò irritante e fisicamente sgradevole. Potete aiutarmi?
Ho anch’io una bimba che
ama pizzicare e giocherellare con i capezzoli. Anch'io trovo questa
sua abitudine irritante. Abbiamo scoperto due cose che ci aiutano senza
provocare un confronto diretto e, di conseguenza, sofferenza. Se io
mi limito a spostarle solo la manina lei si sconvolge, ma se le sposto
la manina e gliela poso sul suo ombelico lei accetta, in sostituzione,
di giocherellare con quest'ultimo. Di notte quando la allatto stesa
sul fianco le offro il seno posto in alto (ad esempio, seno destro se
sono stesa sul fianco sinistro, e viceversa). In questa posizione l'altro
seno è difficile da raggiungere. Sebbene capisca che non sia
facile dire a tua figlia che non le è permesso fare qualcosa
che lei ovviamente ama fare, credo anche che non sia giusto permetterle
di fare qualcosa che sia per te spiacevole. Ciò potrebbe portarti
a nutrire risentimento nei confronti della tua esperienza di allattamento.
Puoi essere comprensiva verso i suoi sentimenti ed al tempo stesso porle
dei limiti. "MOTHERING YOUR NURSING TODDLER" parla brevemente di questa
situazione. L'autrice, Norma Jane Bumgarner, suggerisce che tu non debba
permettere tale comportamento se questo ti disturba, e dice che è
molto importante essere coerenti. Se non riesci a trovare un modo semplice
per spostarle la manina, spiegale gentilmente che il suo giocherellare
con il capezzolo è fastidioso per la mamma, e sii costante nel
non permettere tale comportamento. Buona fortuna.
- Mary Jo Aloi
I miei figli più grandi,
ora di undici e nove anni, hanno sempre giocherellato mentre poppavano.
Tiravano i capelli, pizzicavano i capezzoli, facevano il solletico,
graffiavano, accarezzavano e si divertivano, fino a che io non resistevo
più e li fermavo. Facevo questo tenendogli le manine, distraendoli
e spiegando loro che mi disturbavano. Qualche volta funzionava e qualche
altra no.
Li ho allattati in tandem,
così, per quasi due anni. Dovevo difendermi da due paia di manine!
I miei capezzoli sono molto sensibili, non posso tollerare nessun tipo
di contatto (eccetto l'allattamento). Così quando nacque nostra
figlia, sapevo che il "giocherellare" poteva verificarsi nuovamente
e decisi di fare qualcosa al riguardo. Iniziammo quando lei aveva due
o tre settimane. Ogni volta che la allattavo, dolcemente, posavo la
sua manina sul suo ombelico (era già completamente cicatrizzato).
Dopo sole poche settimane, imparò a farlo da sola. Ogni volta!
L'unico intoppo era che i suoi vestitini dovevano essere aperti sul
davanti perché lei potesse trovare il suo ombelico! Come diciamo
noi in spagnolo: "Santo rimedio!"
Come Rachel cresce, abbiamo
modo di notare ed apprezzare altri benefici di questo nuovo modo di
"giocherellare". A casa nostra, la vista di Rachel che viene verso di
me, toccandosi il suo ombelico, è un vero ed attendibile segno
che la sua prevedibile richiesta di essere allattata corrisponda ad
un sincero ed urgente bisogno. I miei genitori, che in passato erano
disturbati dalla vista dei miei due bambini che mi toccavano il seno,
ora sorridono con approvazione e fanno notare quanto sia graziosa Rachel
quando poppa!
Il bisogno di giocherellare
con le dita sembra essere innato, universale ed irrefrenabile. Con una
piccola programmazione anticipata e pochissima fatica, è possibile
andare incontro ai bisogni al seno dei nostri figli in modo tenero ed
affettuoso. Nella nostra esperienza familiare, è stato più
facile prevenire quello spiacevole giocherellare con le dita piuttosto
che porvi rimedio quando ormai era diventato un'irritante e radicata
abitudine.
- Deyanira Stavinoha
Ho vissuto una situazione
simile con mio figlio di due anni e mezzo. Lo lasciavo giocherellare
con i miei capezzoli, poiché si sarebbe lamentato o avrebbe pianto
se io gli avessi spostato la manina. Quando insisteva nel farlo in pubblico,
mi sentivo irritata ed imbarazzata. Alla fine, incinta per la seconda
volta ed in preda a terribili nausee, sentii la necessità di
insistere per ottenere più spazio personale, così posi
dei limiti al suo comportamento. Nonostante la mia esitazione, è
stata interessante scoprire che se io ero chiara nel fargli capire che
il suo comportamento non era corretto, lui accettava la mia decisione.
Gli feci capire fermamente
ma anche affettuosamente che non era più accettabile che giocherellasse
con i capezzoli. Di notte gli dicevo che non potevo dormire se mi toccava
i capezzoli. In sostituzione poteva fare una di queste cose:
a) toccarmi la pancia
b) toccare o tenere in mano
il suo animale di pezza preferito
c) toccare il suo corpicino
In alternativa, mi sono anche
offerta di massaggiarlo; spesso dopo una breve poppata, desiderava ricevere
un massaggio.
Non sono mai stata arrabbiata
né dura. Invece sono stata molto chiara e ben ferma nella mia
decisione ed ho fornito al mio bambino parecchie alternative positive.
Non gli ho mai offerto "solo un minuto per giocherellare" o qualsiasi
altra opzione che, in realtà, era inaccettabile per me. Una volta
che stabilimmo una nuova routine e che Gabriel si fu adattato alle sue
nuove possibilità di scelta, ritornò ad essere un bimbo
felice. Parecchi mesi dopo, Gabriel è tuttora un bimbo soddisfatto.
- Meryl Abrams
Entrambe le mie bambine,
di quattro anni e mezzo e di diciotto mesi, amavano giocherellare con
i miei capezzoli. Io, invece, non l'ho mai sopportato. La mia bimba
più grande attraversò una lunga fase in cui non poteva
fare a meno di toccare e stuzzicare ogni neo che vedeva sulla mia pelle
(essendo di pelle chiara ne ho parecchi), cosa che mi faceva desiderare
di strisciare fuori dalla mia pelle ed arrampicarmi sui muri. Come te,
io avevo amiche cui questo tipo di tocco non dava nessun fastidio o
che addirittura non ci facevano caso. Che sollievo fu scoprire che esiste
un termine per la mia reazione - sensibilità tattile. Il fatto
che c'era un nome per il mio problema significava che c'erano altre
mamme come me!
Ci volle molto tempo per
realizzare che il mio benessere fisico è importante tanto quanto
quello delle mie bambine e che loro si possono confortare giocando con
le mie dita o con un altro contatto che sia per me meno fastidioso.
Feci questo comportandomi come quando venni morsa, dalle mie bimbe,
mentre allattavo: un fermo, calmo "no" mentre toglievo la mano, spiegando
loro che quel tipo di tocco faceva male alla mamma (per amore di semplicità
definii il mio disagio come dolore). Entrambe le mie bimbe protestavano,
qualche volta con tristezza, qualche volta con rabbia. Una cosa che
sembrava soddisfare per entrambe il bisogno di contatto manuale mentre
le allattavo o le coccolavo era se sfioravo con le dita il palmo delle
loro manine.
Buona fortuna! Ricorda che
sebbene la tua bimba sia molto importante, non è più importante
di te.
- Ann Stinson
Nostro figlio aveva dieci
mesi quando iniziò a giocherellare con l'altro capezzolo mentre
poppava. Tentai di scoraggiarlo ma sembrava che il suo comportamento
corrispondesse ad una reale necessità, così decisi di
permettergli di continuare. I miei capezzoli divennero per lui una grande
fonte di conforto al punto da aprirmi il colletto della camicia e spingere
giù la manina! Questo non mi piaceva, come pure il "giocherellare",
ma non c'era nulla che potessi fare per scoraggiare questo suo comportamento.
Di notte, tra le poppate, mio figlio dormiva stringendo tra le dita
entrambi i capezzoli. Se cercavo di girarmi, lui si svegliava e mi scavalcava
per cercare i capezzoli. Qualche volta, dopo essere stata tenuta sveglia
tutta la notte e con i capezzoli ormai doloranti, mi mettevo a pancia
sotto con i gomiti sistemati sotto le costole in modo da non permettergli
di spingere le manine sotto di me. Questo normalmente rendeva il bambino
talmente furioso che iniziava a graffiarmi la schiena, a pizzicarmi,
a tirarmi i capelli. Il massimo avvenne quando aveva due anni e mezzo.
Ci trovavamo in un autobus affollato nel centro di Ottawa. Tirandomi
freneticamente il giacchetto, iniziò ad urlare con tutto il fiato
che aveva in corpo: "Voglio Boooby, voglio Booooby!"
Immediatamente smisi di permettergli
di tirare il colletto della mia camicia. Ne avevo avuto abbastanza.
Non ho più permesso a questo mio figlio dal carattere tanto forte
di infilarsi sotto i miei vestiti in cerca del suo "booby". Ho cercato
di compensare con più coccole ed attenzione. Finalmente mio figlio
ha smesso di giocherellare con i miei capezzoli durante il giorno.
Otis smise di poppare durante
la notte poco prima di compiere tre anni, ed ora riesce a capire che
se tiene le manine sui miei capezzoli io non riesco a dormire. Abbiamo
parlato molto di questa sua abitudine e sono felice di dire che ora
Otis preferisce gli abbracci e le coccole al giocherellare con le manine.
Ora dorme toccandomi solo il seno e non i capezzoli. Dormiamo di più
e spero che presto il mio bimbo si possa adattare all'idea di accontentarsi
delle sole coccole mattutine. E' stato un processo molto lungo e difficile
per noi. È bello sapere che non siamo soli.
- Tracy Leon Harper
È eccitante quando
i nostri bambini iniziano ad esplorare il mondo e fanno nuove scoperte,
ma come te rimasi sgomentata quando mio figlio scoprì i miei
capezzoli.
All'inizio pensai fosse carino
quando mi pizzicava il capezzolo come fosse qualcosa da strappare via
e divorare. M'immaginavo che questo suo giocherellare sarebbe cessato
quando avesse scoperto che il capezzolo era attaccato. Ma, ahimè,
tirare il capezzolo libero mentre stava succhiando all'altro divenne
parte del rituale di ogni poppata. Presto i capezzoli mi si rovinarono,
ed io capii che qualcosa doveva cambiare.
La soluzione fu abbastanza
semplice. Quando il mio bimbo allungava la manina per trovare il suo
giocattolo preferito io mettevo la mano sul capezzolo e gli offrivo
un succhiotto che tenevo in quella stessa mano.
Tenevo il succhiotto stretto
con forza, così quando lui tirava la gomma il mio capezzolo rimaneva
coperto. Dopo qualche tempo fui in grado di fare a meno della mano protettiva
e permettergli di tenere il succhiotto nella manina, dove può
strapazzarlo a suo piacimento.
- Kara Seaman
Il mio bimbo di venti mesi
ama toccarmi i capezzoli. Suo fratello maggiore si era affezionato al
succhiotto, aveva iniziato a portarselo sempre dietro come se fosse
per lui fonte di sicurezza e questo durò fino al momento in cui
non fu pronto a rinunciarvi. Forse tua figlia non desidera sempre poppare
ma solo toccarti i capezzoli per sentirsi rassicurata.
Spiegare che "alcune cose
sono per la tua bocca ed altre sono per le tue mani" ci ha aiutato.
Quando mio figlio morde un pastello, io dico "Questo non è per
la tua bocca, è per le tue manine"; allo stesso modo, i capezzoli
sono per la tua bocca, per "nummies", non per le manine. A volte è
utile essere sciocchi. I bambini di questa età amano l'umorismo.
Mio figlio trova divertente sia quando indosso il suo cappello che quando
infilo la sua mano dentro un calzino. Quando mi agguanta il capezzolo,
con una voce esageratamente buffa dico, "Non è per le tue mani,
sciocchino!" Quando poi mi fa capire che ha bisogno di sentirsi vicino
a me, io lo allatto.
- Kim Hayes
L'ultimo aggiornamento è stato fatto il
02/01/07
da jlm.
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