Articoli
dalle nostre riviste per genitori
I TIMORI
DELLO SVEZZAMENTO TARDIVO
(Fears of Late Weaning)
Justin P.Call, MD
Questo articolo è stato pubblicato nel Gennaio del 1988 in NEW
BEGINNINGS e in "Da mamma a mamma" n. 66, inverno 2001
CONOSCERE I FIGLI È
CONOSCERE SE STESSI
I primi sentimenti che abbiamo
come genitori sono la sorpresa, l'orgoglio, l'accettazione e la pienezza.
Nell'allevare i figli abbiamo una seconda possibilità di crescere,
di trasmettere le nostre esperienze vissute e di preparare la strada
alle generazioni a venire. Osservare e dare retta alle richieste e ai
segnali che ci dà il nostro bambino, non solo in relazione allo
svezzamento ma su ogni aspetto della sua crescita, è forse il
miglior modo di vivere la condizione di genitori.
Così facendo, non
solo stiamo attenti alle necessità del bambino e a ciò
che potrebbe nuocergli, ma in più noi stessi, come genitori,
ci mettiamo nella condizione di imparare ad esserlo, ed in questo il
bambino può insegnarci molte cose.
Ci sono molti pregiudizi
circa l'allattamento al seno prolungato nel tempo, sulla scelta di lasciare
che sia il bambino ad avere l'iniziativa di smettere, sull'opportunità
di lasciarlo dormire nel lettone con i genitori. Voglio parlare di molte
teorie serie, che oggi hanno un certo peso proprio grazie alle vicende
di molte mamme che allattano per tempi lunghi. Grazie a tutte loro.
Considero assai utile il
termine infanzia, dato che non solo serve a definire l'età del
bambino ma anche a richiamare una condizione della mamma. Lo stato infantile,
che implica il "non parlare", pretende dalla persona che osserva
o accudisce il bambino la capacità di emozionarsi con i sentimenti
del piccolo e perfino di immedesimarsi nell'infanzia stessa.
Durante la gravidanza la
mamma sente una forte preoccupazione circa il proprio corpo, e questo
è l'inizio della preoccupazione che più tardi comincerà
a provare per il corpo del suo bambino, un aspetto fondamentale nel
processo di attaccamento affettivo. Tutto questo porta con sé
qualcosa di estremamente importante: la capacità della madre
di accudire non solo il corpo del bambino ma anche ogni sua altra necessità.
Tutti gli studi sul comportamento dei bambini che abbiamo realizzato
negli ultimi vent'anni non avrebbero alcun significato se non fossero
stati messi in relazione con i sentimenti delle mamme nei confronti
dei loro bambini. Dopo la nascita, la madre attraversa un periodo di
grande sensibilità, durante il quale è estremamente vulnerabile;
in queste condizioni si prospettano due possibilità: o la preoccupazione
e l'attaccamento per il proprio bambino, o il suo disconoscimento e
l'allontanamento. L'allattamento gioca un ruolo assai importante in
questo periodo di apprendimento.
In tutto questo è
interessante notare che il neonato ha la capacità di rispondere
allo stile di allevamento operato dalla madre; non è parte passiva
in questo processo. Di fatto diventa lui stesso l'architetto che costruisce
tutti quei legami che diventeranno poi elementi così importanti
nel suo sviluppo.
L'ALLATTAMENTO AL SENO AIUTA
A FORMARE IL LEGAME
L'interscambio tra la madre
e il bambino è mutuo; questa reciprocità è un carattere
distintivo della relazione tra madre e figlio, proprio in funzione della
preoccupazione della prima per il secondo. Non è qualcosa che
esiste solo nell'immaginazione. Certamente tutto questo è specialmente
vero con i bambini allattati al seno, giacché quando il bambino
poppa stimola varie reazioni nel corpo della madre. Le ricerche dimostrano
che la madre che allatta produce polipeptidi (endorfine incluse), e
questo modifica in lei l'umore e la sensibilità, e le induce
una tranquillità che facilita l'allattamento. Queste sono nuove
aree di ricerca nel campo della biologia e della psichiatria; stiamo
cominciando a capire le modifiche ormonali che si manifestano con l'allattamento
al seno e che facilitano la costruzione dei legami affettivi tra madre
e figlio.
È quasi come se in
questa fase "priva di parole" si stessero formando le basi
della reciproca condivisione. Il fatto è che questa reciprocità
ha basi biologiche: il bambino nasce per condividere le sue esperienze
con la madre, e lei a sua volta si dedica per tutta la vita a condividere
le sue esperienze con un nuovo essere. Non c'è dubbio che con
l'allattamento al seno c'è una base fisiologica per ciò
che concerne le vicende psicologiche dell'infanzia.
Si è notato come i
bambini allattati al seno comincino ad esprimersi ed a parlare meno
precocemente di quelli nutriti con il biberon, ma in compenso le loro
capacità di comprensione sono spesso assai più sviluppate.
Inoltre, al contrario dei bambini allattati con il biberon, essi vedono
ancora la loro mamma come parte di se stessi. Forse è per questo
che tendono a svegliarsi di più durante la notte, anche se questo
non è necessariamente un fatto negativo. I neonati che condividono
il lettone con i loro genitori tendono sì a svegliarsi più
frequentemente, ma per periodi di breve durata, con conseguente minore
fastidio per la famiglia. La realtà è che nella nostra
società non sappiamo più come sono realmente le caratteristiche
naturali del sonno durante l'infanzia.
CRESCERANNO MENO ANSIOSI
E PIÙ SICURI DI SÉ
L'idea generalizzata che
suggerisce che dobbiamo riuscire ad ottenere l'indipendenza dei bambini
nei primi due o tre anni di vita, pensando persino che debbano esserlo
addirittura verso i sei mesi di età, semplicemente non è
valida: Mary Ainsworth, un'eccellente ricercatrice sull'infanzia, ha
raccolto un'abbondante letteratura che lo dimostra. I bambini molto
legati psicologicamente e sociologicamente alla madre a uno o due anni
di età non saranno un'inutile appendice nel rapporto madre-figlio
quando saranno più grandi; inoltre, non avranno ansietà
all'inizio della scuola e saranno più sicuri di sé a 5
anni.
Questa è una delle
questioni più discusse e meno comprese nella nostra società
attuale. La sua tendenza a tentare di rendere indipendenti i bambini
troppo presto, probabilmente favorisce molti dei problemi di cui soffre
la nostra società. La pseudo-indipendenza porta al falso Sé,
e questo problema si presenta nei bambini che non hanno avuto sufficienti
esperienze, intense e reciproche, con altri esseri umani, così
da poter definire il proprio Sé.
Quello che succede ad un
bambino cui non si permette di essere dipendente, che viene svezzato
prematuramente, è che sviluppa il sentimento di essere la madre
di se stesso, o di essere padre di suo padre. In sostanza, il bambino
non riesce a sviluppare il suo proprio Sé, il sentimento di essere
"lui stesso", di essere una vera persona. Questo vero Sé
si va delineando attraverso la risposta del mondo esterno e dalla capacità
di riuscire a far accadere qualcosa in quel mondo, di sentirsi in certa
misura onnipotente e avere l'illusione di essere il padrone del mondo
e colui che lo comanda. Ecco quindi che l'ottenere la risposta della
madre finisce con l'essere un aspetto molto importante di quel sentimento
di essere persona.
ALLATTARE AL SENO È
INTERAGIRE CON IL BAMBINO
Non solo, questa attitudine
di pseudo-indipendenza dà alla persona la sensazione di essere
separata dal proprio Sé. La psicoanalisi ci ha consentito di
scoprire che molte delle persone che crescono con questa indipendenza
autodifensiva sono, nel profondo delle loro menti, esattamente il contrario
di come si mostrano: assai dipendenti, inutili, ansiose, scontente per
come sono, e non conoscono se stesse.
L'allattamento prolungato
ha funzioni molto interessanti nella ricerca della sicurezza interiore.
Lungo il periodo dell'allattamento il significato del seno per il bambino
si modifica via via. In prima istanza è un posto cui attaccarsi,
soddisfacendo così il semplice riflesso di avere una buona presa
e di succhiare; è qualcosa che fa che la bocca si muova. Poi
diventa qualcosa che permette al bambino si saziarsi. Successivamente
c'è la mamma dietro a quel seno, il suo volto, la sua voce e
l'interazione reciproca tra i due. Tutto questo si realizza e si consolida
con l'allattamento.
Qualunque pediatra può
dire che lo svezzamento dopo gli otto mesi e più difficile che
prima di quell'età. Il motivo di ciò è che dopo
quell'età il seno comincia ad avere un'importanza più
significativa per il bambino, come oggetto che calma e rasserena, e
questo non è male. Anzi, di fatto è assai conveniente
perché l'allattamento continua a favorire la costruzione del
legame e rende l'esperienza di dipendenza più significativa.
Da questa dipendenza iniziale, il bambino andrà emergendo con
un senso di indipendenza più grande.
Questo diventare qualcosa
di più porta l'allattamento prolungato a venir considerato dal
bambino come l'equivalente del tipico pupazzetto di peluche, del piccolo
cuscino o del pezzettino di coperta. Molte mamme possono rimanere sconcertate,
ma è certo che molte altre si sentono a loro agio e di fatto
vi partecipano attivamente a questa situazione. In qualche maniera sanno
intuitivamente che lì c'è qualcosa di importante che necessita
di essere sviluppato e preservato, piuttosto che rapidamente interrotto.
L'ALLATTAMENTO È
UNA ESPERIENZA CHE CRESCE E CAMBIA
Penso che la ragione per
cui "La Leche League" ha adottato l'idea di consentire al
bambino di porre le sue condizioni per lo svezzamento sia un riconoscimento
intuitivo del fatto che questa esperienza debba crescere e cambiare,
e non finire traumaticamente. L'evoluzione dell'esperienza dell'allattamento
racchiude in sé un processo di crescita reciproca, di appartenenza,
di creazione, di concessioni e di innumerevoli cambiamenti prima che
si verifichi la fase finale dello svezzamento. Entrambi, mamma e bambino,
avranno così, come risultato dell'esperienza dell'allattamento,
un potenziale creativo che potrà affiorare in molti modi, in
situazioni anche solo remotamente similari.
LO SVEZZAMENTO IDEALE È
LENTO E GRADUALE
Un altro luogo comune della
nostra società circa l'allattamento al seno prolungato riguarda
la possibilità che i bambini possano diventare degli effeminati,
diventare "cocchi di mamma" e che avranno problemi con la
loro identità sessuale. È sicuro che alcuni bambini possono
presentare questi problemi, ma sicuramente non sono quelli che sono
stati allevati adeguatamente, e con in più l'opportunità
di creare quell'esperienza psicologica così speciale della quale
ho parlato fino ad ora. I bambini che presentano questi problemi sono
quelli che sono stati limitati in forma abnorme e severa dai genitori.
Non è qualcosa che possa essere messo in relazione con l'allattamento,
bensì con tutte le altre cose coinvolte nell'interazione madre-figlio.
Possono esserci problemi quando il figlio è un maschietto che
è visto dalla propria madre come "un'estensione di se stessa"
più che come un bimbo che sta imparando ad essere uomo e scoprendo
come esserlo.
Ancora: oggi si pensa che
il bambino non sia capace di svezzarsi da solo, ma che al contrario,
a dipendere da lui, egli vorrà restare attaccato al seno della
mamma per sempre. In questo c'è qualcosa di vero e qualcosa di
falso insieme. È' certo che il bambino vorrà sempre continuare
ad essere legato strettamente alla madre, ma questa cosa potrà
un giorno essere sentita anche al di fuori dall'esperienza fisica del
poppare, e cioè nel pensiero, ma sarà necessario prima
che la sua mente possa maturare fino a diventare capace di rappresentare
quest'esperienza nella sua mente.
È' per questo che
lo svezzamento lento e graduale, guidato dalla propria intuizione piuttosto
che dai suggerimenti di altre mamme - visto che non esistono due mamme
uguali né due bimbi uguali - è preferibile allo svezzamento
imposto arbitrariamente. Uno svezzamento stabilito arbitrariamente può
condizionare il sentimento del bambino di essere persona e di essere
capace di usare il proprio discernimento in maniera autonoma e differente
dagli altri.
L'autore è membro
del Comitato di Consulenza scientifica de "La Leche League",
professore e capo della Divisione di Psichiatria dell'Adolescente e
del Bambino nella Scuola di Medicina dell'Università di California,
Irvine. È specialista in pediatria, patologia pediatrica e ricerca
in neuropsichiatria infantile e psicoanalisi infantile. È fondatore
dell'Associazione Mondiale della Psichiatria Infantile e Discipline
Affini, ed è stato consulente dell'Istituto Nazionale per la
Salute Mentale negli Stati Uniti.
-Tradotto dallo spagnolo
da Yolanda Lleo e Giulio Cavini Benedetti
L'ultimo aggiornamento è stato fatto il
02/01/07
da jlm.
Page last edited Sun Oct 14 09:35:07 UTC 2007.