Articoli
dalle nostre riviste per genitori
Fronteggiare
lipertensione
(Coping with hypertension)
Di J.J.C.
tratto da New Beginnings, Luglio - Agosto 1993
tradotto da Eva Cestaro e pubblicato in Da mamma a mamma n. 54, inverno
1998-99
Benché abbia
vissuto una gravidanza problematica a causa di una ipertensione cronica,
ero fiduciosa di poter allattare il mio bambino e non vedevo lora
di farlo. Durante la gravidanza fui tanto fortunata da aver loccasione
di partecipare ad una serie di Incontri de La Leche League, dove trovai
un notevole sostegno nonché informazioni eccellenti.
Dietro incoraggiamento
di una delle nostre Consulenti LLL mi rivolsi al mio ginecologo ed insieme
fummo in grado di trovare un farmaco contro lipertensione da usare
dopo il parto; un farmaco che mi avrebbe permesso di allattare il mio
bambino senza dovermi preoccupare dei possibili effetti collaterali.
Mio figlio nacque,
in seguito ad un parto cesareo praticato demergenza, un mese in
anticipo a causa dei miei problemi di salute. Con nostra grande gioia
e sollievo era un bambino sano, così cominciammo la nostra relazione
di allattamento non appena mio marito me lo portò nella sala postoperatoria.
Allattare fu unesperienza incredibile e, con mia sorpresa, molto
più semplice di quanto mi fossi immaginata. Non ero preparata alla forza
del legame che crebbe tra noi, in quanto famiglia in cui si praticava
lallattamento al seno.
Diversi mesi
dopo la sua nascita , iniziai ad essere seguita da un medico internista
altamente qualificato. Sin dal primo incontro, i rapporti tra di noi
furono molto tesi.
Basandosi su
di una sola lettura della pressione del sangue, il nuovo medico annunciò
che la mia ipertensione non era sotto controllo. Io non ero daccordo,
dal momento che a casa utilizzavo il mio Kit personale per la misurazione
della pressione sanguigna. Ciononostante, il medico insistette nel sostenere
che il farmaco che stavo prendendo non era sufficiente; voleva utilizzare
un trattamento più moderno. Rimasi veramente sconvolta quando continuò
dicendomi che avrei dovuto svezzare immediatamente il mio bambino, poiché
nessuno dei nuovi farmaci che stava prendendo in considerazione sarebbe
stato sicuro da utilizzarsi in allattamento. Gli dissi che non ero pronta
a svezzare il mio bambino poiché lallattamento costituiva una
parte importante della relazione affettiva che esisteva tra me e mio
figlio. Nel prendere appuntamento per la settimana successiva gli dissi
che volevo riflettere sulle possibili alternative.
Lasciai il suo
studio molto scossa, e piansi per tutta la strada del ritorno a casa.
Mio marito mi consolò e mi suggerì di chiamare La Leche League. Chiamai
entrambe le Consulenti del mio Gruppo e ricevetti tanto sostegno, consigli
efficaci e la rassicurazione che avremmo trovato una soluzione. Su loro
consiglio, richiamai il medico e gli chiesi i nomi dei farmaci che stava
pensando di utilizzare nel mio caso. Me li diede, ribadendo che nessuno
di questi farmaci sarebbe stato sicuro durante lallattamento.
Ringraziandolo, chiusi e richiamai la mia Consulente dandole la lista
dei farmaci: lei si mise subito in moto. Cominciò a ricercare informazioni
riguardo la lista che le avevo dato; chiamò la Consulente responsabile
per le questioni mediche (APL), la quale contattò La Leche League International.
Fu in grado di ottenere delle informazioni sorprendenti. Dei dieci farmaci
della lista, se ne potevano usare otto con sicurezza durante lallattamento.
Nel giro di un paio di giorni ricevemmo da LLLI le informazioni scritte
riguardanti la ricerca fatta su tali farmaci.
Durante questo
periodo io iniziai anche a tenere un diario della pressione del sangue;
controllavo la mia pressione sanguigna diverse volte al giorno. Misurai
la mia pressione prima e dopo lassunzione dei farmaci, a riposo
e dopo aver fatto movimento. Tutte le letture erano nei limiti di norma
ed alcune persino più basse, specialmente dopo aver allattato il mio
bambino. Continuai a prendere il solito farmaco con il solito dosaggio.
La settimana
seguente mi recai allappuntamento con il medico abbondantemente
preparata. Portai il diario della mia pressione sanguigna, il mio kit
di misurazione per tararlo con quello del suo studio, e le informazioni
sulla ricerca compiuta sui farmaci. Dopo che io insistetti affinché
il medico facesse diverse letture nel corso dellappuntamento,
ammise che la mia pressione sanguigna era nella norma e che non avevo
bisogno di cambiare farmaco. Il medico rimase sorpreso dalle informazioni
che ero stata in grado di ottenere sui farmaci ed anche dal fatto che
mi ero presa tutto questo disturbo. Gli dissi che ero stata motivata
dal fatto di non essere pronta ad interrompere lallattamento,
che io consideravo un fattore importante del mio modo di vivere la maternità,
e che mi aveva afflitta il suo modo brusco di affrontare largomento.
Si scusò e si offrì, per il futuro, di collaborare più strettamente
con me. Gli lasciai le copie della ricerca sui farmaci ed i numeri telefonici
delle Consulenti della zona e de La Leche League International. Spero
che tutto ciò possa servire ad unaltra giovane che si venga a
trovare in una situazione simile.
Nostro figlio
venne svezzato due anni più tardi. È un bambino felice, gioviale e pieno
di salute, e credo fermamente che lallattamento sia stato per
noi la decisione migliore.
L'ultimo aggiornamento è stato fatto il
02/01/07
da jlm.
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