Articoli dalle nostre riviste per genitori
Abbandonare la Squadra del Retrobottega
(Getting off the Back Room Team)
Da "New Beginnings",
Marzo - Aprile '94
di Alicia Clemens Booksh
Pubblicato in "Da mamma
a mamma" n. 57anno XVI autunno 1999
Strano come la maternità
ci trasformi. Corpo, priorità (scala dei valori), idee, credenze, timori
e speranze sono alterati per sempre man mano che passano i mesi. Curare
un bambino risulta più logorante di quanto avremmo mai potuto immaginare
quando accarezzavamo quella pancia in crescita, facevamo piani, e dicevamo
cose come "io non farò mai..." o "mio figlio non farà
mai...". La realtà riesce a cancellare tutte queste teorie "pre-bambino"
, mentre ci indottrina nel gruppo di "Quelli che sanno com'è, perché
ci sono già stati". Per questo mi sono sentita furiosa una mattina
quando ho letto in una rubrica una lettera firmata "Arrossita."
"Arrossita" scriveva
di una sua parente che l'aveva messa in imbarazzo col suo (ORRORE!)
allattare al seno in un luogo pubblico. "Arrossita" spiegava
che stavano mangiando in un ristorante Fast Food quando questa parente
aveva tirato fuori un seno ed iniziato a dar da mangiare al suo bambino.
Altri nel ristorante erano ovviamente inorriditi e "Arrossita"
sperava che il responsabile del ristorante sarebbe venuto fuori a chiedere
all'allattatrice errante di smettere, ricoprire il seno e lasciare il
ristorante… ma niente. "Arrossita" era umiliata. Sosteneva
che la persona colpevole era laureata e doveva sapersi comportare meglio.
"Arrossita" ammetteva anche di aver allattato i suoi figli,
ma solo in privato. Raccontava che lei era sempre andata in un'altra
camera per allattare i suoi figli. Chiedeva un commento su questo dilemma
dell'allattamento. La risposta naturalmente era che questa donna che
allattava poteva essere più discreta, e venivano menzionati modi per
poterlo fare. Fin qui va bene.
La frase seguente era: "Allattare
è meglio se fatto in privato". Un altro punto per la "Squadra
del Retrobottega"! Era una chiamata alle armi.
In quel periodo stavo allattando
mio figlio Morgan, di quattro mesi, allattato esclusivamente al seno,
e così mi sentivo nell'occhio del ciclone per quanto riguardava l'allattamento
in pubblico. Nei giorni della mia gravidanza ero stata una vera sostenitrice
del "retrobottega". Capivo il piano di gioco, cioè tenere
l'allattamento lontano dalla vista degli altri, per la tranquillità
di madre, bimbo, famiglia e soprattutto della "Gente" e, nella
mia ignoranza "pre-bimbo", ho iscritto anche mio marito alla
squadra. Avevamo tutti letto libri e conoscevamo tutto quello che c'era
da conoscere sull'allattamento, meno che… la pratica. Eravamo completamente
d'accordo: non avrei allattato mio figlio in altri luoghi se non in
un'altra stanza...
Circa due settimane di sforzi
per dare da mangiare a richiesta al mio bimbo mi hanno fatto dubitare
della mia lealtà alla squadra. Mentre passavano i giorni, cominciavo
a rendermi conto che questa squadra richiedeva molta dedizione. Avevo
iniziato a mettere in dubbio il piano di gioco ogni volta che dovevo
lasciare la stanza e la conversazione, sacrificando me stessa affinché
il mio bambino potesse mangiare. Avevo continuato a dubitare ogni volta
che stringevo a me il bambino in un caldo e puzzolente gabinetto pubblico,
sperando che l'odore non facesse star male entrambi, e solo per non
far vedere alla gente che allattavo nel ristorante. L'ambivalenza continuava
a crescere mentre, accaldata e sudata, allattavo chiusa in macchina
perché il centro commerciale non aveva nulla che somigliasse ad "un'altra
stanza". Ero una neo mamma bisognosa, da parte degli adulti, della
compagnia e della rassicurazione che stavo facendo del mio meglio per
mio figlio; ma il metodo di "allattare nel retrobottega" mi
privava di entrambe le cose. Molto era successo, nei 30 - 45 minuti
che in svariate occasioni avevo trascorso via a cercare privacy: la
conversazione era andata avanti senza di me, oppure il mio cibo si era
raffreddato o, nel frattempo, avevo perso qualche occasione. A volte
il bimbo diventava sempre più isterico mentre io cercavo l'esclusivo
"retrobottega" . Una sera mentre ancora una volta ero fuori
in macchina perché il bagno del ristorante era occupato, mi sono resa
conto che mi stavo obbligando da sola a seguire questa inutile regola
di "privacy" senza avere alcun valido motivo. Se avessi scelto
di allattare artificialmente, mio figlio ed io saremmo stati benvenuti.
Ma perché, se avevo scelto il meglio per mio figlio, stavo soffrendo
inutilmente? Quella sera decisi di imparare ad allattare in pubblico
discretamente e lasciare che il pubblico fosse un po' a disagio.
Ho tirato fuori i miei camicioni
abbondanti per l'allattamento, fatti su misura per il pubblico, e mi
sono data da fare per insegnare a Morgan ad attaccarsi al seno velocemente.
Ho imparato a sbottonare le camicie dal di sotto per espormi meno, e
a portare un leggero foulard o una copertina da usare quando si attaccava
o quando cambiava lato. Ho imparato che potevo dargli da mangiare discretamente
e potevamo restare dove eravamo quando gli veniva fame. Non dovevamo
nasconderci. Potevamo essere a nostro agio entrambi, potevo godermi
il tempo parlando, facendo visita ad amici, mangiando il mio cibo quando
era ancora caldo. Ho acquistato fiducia nella mia capacità di fare la
mamma soddisfacendo immediatamente i bisogni di Morgan e allattandolo
a richiesta. La possibilità di offrirgli da mangiare quando aveva fame
lo teneva tranquillo, e la gente faceva commenti sulla sua indole calma
e felice. Ma la gente sorrideva alla vista di una mamma con un bambino
solo finché non si rendeva conto che stavo allattando. Allora tutti
sparivano più in fretta che potevano per il loro imbarazzo. La mia famiglia,
eccetto mio marito, mi dava poco sostegno. Mia suocera cercava di evacuare
la stanza non appena vedeva Morgan in una posizione da allattamento.
Mio padre diventava nervoso e ansioso ogni volta che sentiva la parola
"allattare". Mia sorella mi guardava incredula e sprezzante,
con un imbarazzo che solo una diciottenne può mostrare quando dice:
"Non stai per allattare, vero?". Sorridendo dolcemente, la
mia migliore amica mi aveva detto che, se per caso avesse allattato,
non l'avrebbe "mai fatto con altri intorno".
Nonostante le sfide ho continuato
ad allattare discretamente. Non avrei avuto un particolare motivo per
raccontare questo aspetto della storia mia e di Morgan, senonché un
giorno particolarmente orribile "la Gente" aveva dato un colpo
devastante alla fiducia che avevo in me stessa: mentre stavo allattando
mio figlio sola su una panchina, una famiglia si era avvicinata e ci
aveva guardati. "Guarda mamma" aveva detto la bimba "vedi
bimbo, c'è un bimbo!". La mamma si era voltata nella direzione
che indicava la bimba, e aveva sorriso quando aveva visto me ed il bambino.
Dopo averci osservato un paio di secondi si era resa conto che stavo
allattando, allora la sua espressione era cambiata, aveva preso con
forza la mano della figlia, aveva spinto il marito ed il figlio avanti
a lei e farfugliato forte e in modo furioso: "Non guardarla, sta
allattando!". Mi sentivo umiliata, imbarazzata, triste, arrabbiata
ed incompresa. Volevo sparire. Volevo gridare "Sto solo dando da
mangiare al mio bimbo. Sto facendo quello che credo sia la cosa migliore
per lui, non è una cosa disgustosa o pervertita, sta ricevendo il miglior
cibo possibile per lui in questo momento, e nello stesso tempo stiamo
stringendo un forte legame." Mi sono resa conto che là fuori c'era
molta gente che non capiva affatto l'allattamento. Gente che non si
rendeva conto che si trattava della miglior fonte possibile di nutrimento
per un bambino. Mi sono resa conto che la Squadra del Retrobottega aveva
molti giocatori che forse non avevano mai sentito parlare della squadra
di mamme e di bimbi che affrontavano invece con coraggio la furia pubblica
per fare ciò che credevano il meglio. Mi sono resa conto che volevo
che vincesse la NOSTRA squadra.
Avendo acquistato questa
ricchezza d'esperienza nel fare la madre e allattare, desideravo raggiungere
tutte quelle persone così contrarie ad allattare un bimbo in pubblico.
Volevo dire loro - tutte quelle madri, quelle suocere, quei suoceri,
quei padri e gli altri amici e membri assortiti della famiglia - che
capivo il loro disagio e la loro confusione. Volevo spiegare loro perché
ritenevo che la frase "L'allattamento è meglio si svolga in privato"
fosse stata pensata da una persona dalla mentalità molto chiusa. Volevo
che si rendessero conto che il retrobottega non è il posto migliore
per le mamme e i bambini, che invece hanno bisogno di stare con gli
altri anche nel momento dell'allattamento, che può essere messo in pratica
discretamente, non solo per comodità e benessere mentale, ma con l'ulteriore
vantaggio di educare "la Gente". Recentemente è stata emanata
una legge in Florida che permette l'allattamento in pubblico. Una parte
di me è stata felice per il fatto che la legge sia stata sancita, ma
d'altra parte mi chiedevo perché ciò si fosse reso necessario. Non è
un diritto inalienabile della madre, quello di dar da mangiare al proprio
bambino? Le madri dovrebbero poter allattare i loro bambini in qualsiasi
momento ed in qualsiasi luogo.
Certo "Arrossita"
e gente come lei continueranno a scrivere lettere in cui condannano
le loro parenti per queste situazioni "scabrose". Le loro
lettere saranno stampate e pubblicizzate, e la Squadra del Retrobottega
farà il tifo. Ma le grida non saranno più tanto forti. Dopotutto, anch'io
sono passata all'opposizione.
Tradotto da Sonia Peterson
e adattato da Nora Segre
L'ultimo aggiornamento è stato fatto il
02/01/07
da jlm.
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