Articoli dalle nostre riviste per genitori
Lavoro e
allattamento al seno
(Breastfeeding and Working)
Di Claude Didierjean
Joveau.
Pubblicato in "Da mamma a mamma" n. 45, autunno 1996
tratto da "Allaiter
ajourdhui", bollettino de La Leche League Francia, n. 22
di gennaio-febbraio marzo 1995
traduzione di Silvia Colombini
Il lavoro delle
donne non è un fenomeno nuovo. In ogni epoca, le donne hanno svolto
vari compiti in aggiunta al loro lavoro domestico (sia occuparsi della
casa che dei bambini). Ma questi compiti si svolgevano generalmente
a domicilio o non lontano da casa (lavoro dei campi). In questi casi
il bambino poteva rimanere con sua madre e il lavoro1 di
questa non era un ostacolo allallattamento2.
Il problema
è cominciato a porsi quando, in massa, le donne sono diventate lavoratrici
stipendiate e il loro lavoro implicava unassenza prolungata da
casa (orario di lavoro e tempo di trasporto spesso molto lunghi). Ed
è innegabile che il lavoro delle donne allesterno è stato uno
dei fattori scatenanti per labbandono della pratica dellallattamento
materno nel corso del XX° secolo.
Cosa ne è oggi?
Paradossalmente,
tutti gli studi statistici recenti fatti nei paesi industrializzati
mettono in evidenza che lallattamento al seno è più frequente
nelle donne che hanno fatto studi superiori o che esercitano una professione.
Purtroppo, la
maggior parte di queste donne svezzano i loro bambini al momento della
ripresa del lavoro. É una necessità indispensabile? Assolutamente no.
Lesperienza ci dimostra che è possibile continuare ad allattare
pur lavorando, per il beneficio della madre e del bambino.
Riconosciamo
che si tratta di unidea che va a scontrarsi con la mentalità dominante
da noi: qui, qualsiasi donna che va dal medico con il suo bambino di
un mese e gli annuncia che deve riprendere il lavoro uno o due mesi
dopo, si vede immediatamente proporre un "piano di svezzamento"
in modo che il bambino sia completamente alimentato al biberon al momento
della ripresa del lavoro. Si capisce che in queste condizioni molte
donne, anche se sono convinte dei benefici dellallattamento3
al seno, rinunciano totalmente ad esso. A cosa serve impegnarsi in questa
avventura se è per interromperla poco tempo dopo, aggiungendo alla difficoltà
della separazione madre-figlio quella di uno svezzamento precoce? Tanto
più che tutte le piccole difficoltà che possono venir fuori nel corso
di un allattamento si concentrano nei primi 2-3 mesi. Non cè da
stupirsi se, dopo tutto questo, per molte donne lallattamento
al seno è stato soltanto un susseguirsi di problemi, se non peggio.
Lunico
modo per uscire da questa situazione è proprio interrompere questa equazione
fatale: ripresa del lavoro = svezzamento definitivo del bambino dal
seno.
Bisogna che
si sappia, a cominciare dai medici, che continuare ad allattare al seno
lavorando non è unimpresa sovrumana riservata a delle super-donne,
né alle stranezze di qualcuna. Il giorno in cui questo farà parte della
cultura attuale, si può sperare che lallattamento materno sbocci
e vada oltre i 2-3 mesi scontati per la maggior parte dei bambini.
Perché farlo?
Tutte le ragioni
che hanno fatto preferire lallattamento materno alla nascita,
sono sempre valide quando il bambino ha 3 o 6 mesi. Il latte materno
rimane lalimento più adatto al bambino: miglior digeribilità,
miglior protezione contro i rischi allergici e contro le infezioni recidive
della laringe e dellorecchio. Sapete che, nei paesi Scandinavi,
i pediatri dosano gli IgE4 nel sangue del cordone ombelicale
alla nascita? Nel caso in cui i valori sono alti si prendono misure
preventive prolungate tra le quali lallattamento materno esclusivo
fino alletà di 6 mesi (Dott. Reinert, capo del servizio pediatrico
del CHIC di Greitel).
Per un bambino
che dovrà essere affidato durante lorario del lavoro della madre
in genere fuori di casa sua (sia al nido sia presso una baby sitter)
e si troverà quindi in contatto con molti germi nuovi, gli anticorpi
trasmessi dal latte materno possono creare una grande differenza.
I benefìci psicologici
sono anchessi molto importanti; ed è su questi soprattutto che
insistono le donne che hanno vissuto questesperienza. Separazione
addolcita per il bambino e per la madre, minima gelosia tra la madre
e la baby-sitter, gioia nel ritrovarsi e ciucciare, sicurezza data da
questo legame salvaguardato, tutte trovano allincirca le stesse
parole per descrivere i loro sentimenti.
Una mamma racconta:
"Quando tornavo dal lavoro, era festa, ci accoccolavamo tutti e
due nel letto, la bimba succhiava e recuperavamo il tempo della separazione
in un meraviglioso momento di tenerezza." E unaltra: "Mi
è stato meno difficile lasciare mia figlia al nido la mattina, sapendo
che cera qualcosa di me nel suo corpo".
Come farlo?
Il vero segreto
della riuscita è semplicemente ... sapere che è possibile, che non si
tratta di una "performance" riservata a poche "strane"
e masochiste, ma di una possibilità reale per tutte le donne che lo
desiderano. É naturalmente importante per la madre essere sostenuta
da chi le sta intorno: in primo luogo il padre del bambino, poi il proprio
medico, e il supporto di altre donne che hanno vissuto o che stanno
vivendo la stessa esperienza5.
Due piccoli
"segreti" permettono anche di avere tutte le probabilità dalla
propria parte; sono molto semplici ma possono sembrare insoliti perché
si scontrano con molti consigli ricevuti.
La prima cosa
è continuare ad allattare completamente fino alla ripresa del lavoro
senza preoccuparsi se il bambino rifiuta il biberon o il cucchiaio:
lo accetterà dalla persona che si prenderà cura di lui, perchè ne capirà
allora la necessità e lutilità. Ci eviteremo così non poche angosce
e conflitti che possono portarci ad un vero e proprio "tour de
force", e avremo più garanzie che lallattamento, ben avviato,
non si esaurisca.
La seconda cosa
è, dopo la ripresa del lavoro, continuare ad allattare a richiesta appena
si ha il bambino con sè (mattino, sera, notte, ferie, vacanze). Il bambino
non ha bisogno di avere lo stesso ritmo che ha al nido o con la baby
sitter, quando è a casa con voi. Di fatto questo lo aiuterà a distinguere
bene tra "quando sono con la mamma e posso ciucciare" e "quando
la mamma non cè e non posso ciucciare".
In più, questo permetterà
di mantenere un certo numero di poppate e quindi una buona quantità
di latte.
Le paure più frequenti.
La prima riguarda
la "perdità del latte". É evidente che se il bambino ciuccia
meno, la madre avrà meno latte. Da lì linteresse a mantenere il
più gran numero di poppate possibili quando si è con il bambino. Da
lì anche linteresse - quando è la madre a sceglierlo - a tirarsi
il latte. Ma in ogni caso, il latte non si perderà come per incanto:
finché il bambino succhia ci sarà latte, anche se in quantità inferiore.
La seconda paura
è la stanchezza: spesso chi sta intorno alla madre farà pressione imputando
sistematicamente la stanchezza allallattamento. É vero che stanca
avere un lavoro fuori casa e un bambino piccolo, ma continuare ad allattare
non aumenterà questa stanchezza, al contrario
come diceva una
madre: "Non è certo sempre facile, ma lallattamento ci porta
ad avere uno sguardo diverso sui compiti che si hanno, o che si crede
di avere, e a riconoscere le priorità. É vero, bisogna organizzarsi
per risparmiarsi al massimo gli altri compiti, ma è una tale gioia allattare
un bambino che questo cancella tutto il resto e mette le ali!"
E poi questo
ci evita di preparare qualcosa apposta per il bambino quando si rientra
a casa!
Un timore frequente
sono gli ingorghi e le perdite di latte sui vestiti. Questo può effettivamte
accadere i primi giorni, e la madre dovrà fare attenzione ad alleviare
la tensione eventuale dei seni tirandosi un po di latte. Ma molto
in fretta, e in modo quasi miracoloso per chi non lha vissuto,
i seni si adatteranno a questo nuovo ritmo. Un ultimo trucco per evitare
le "fuoriuscite": generalmente basta premere forte sui seni
(p.es. incrociando le braccia) appena si comincia a sentire il formicolio,
per impedire al latte di colare.
In conclusione
É evidente che
più le circostanze sono favorevoli, più sarà facile conciliare lavoro
e allattamento: per esempio, se la madre può rientrare quando il bambino
è più grande, o se lo può portare sul luogo di lavoro. Ed è chiaro che
anche le disposizioni legislative come maternità prolungata, possibilità
del part-time, degli orari flessibili, dei nidi sul luogo di lavoro,
migliorerebbero enormemente la situazione.
Ma il messaggio
da far passare è che anche in circostanze meno favorevoli, è possibile
continuare lallattamento. Ci sono donne che lhanno fatto,
come per esempio P. che ha ripreso il suo lavoro di ostetrica (con gli
orari che questo implica) quando il suo bambino aveva 3 mesi. Allora
sempre più donne potranno dire come questa madre : "Non è stancante,
al contrario mi aiuta a sopportare queste separazioni perché so che
lui ed io abbiamo questo nostro piccolo giardino, questa relazione privilegiata
che neanche lassenza può offuscare."
Note:
1. Per comodità,
utilizziamo la parola "lavoro" nel senso di lavoro allesterno
della casa. Lungi da noi lidea che le donne a casa non lavorano!
2. É ancora
il caso di numerosi paesi del terzo mondo, dove le donne si spostano
per lavoro (nei campi, artigianato, commercio) tenendo il bambino con
sé.
3. E non cè
dubbio che sono in molti ad esserne convinte. Negli Stati Uniti, uno
studio recente del ministero della Sanità, ha rilevato che anche le
donne che allattano con il biberon ammettono la superiorità dellallattamento
materno.
4. Le immunoglobuline
E sono degli anticorpi che, se trovate in un tasso superiore alla norma,
segnalano uno stato o un terreno allergico.
5. É a questo scopo che,
in alcune località, La Leche League organizza riunioni specifiche per
le donne che lavorano.
L'ultimo aggiornamento è stato fatto il
02/01/07
da jlm.
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