Articoli
dalle nostre riviste per genitori
Le gemelline
di Aurora
(Aurora's twins)
Da "Da mamma a mamma"
n 49, autunno 1997
Vorrei esprimere la mia riconoscenza
a La Leche League per avermi sostenuto nel corso di questi due anni
di vita delle mie bimbe e sono felice di far conoscere la mia esperienza
di mamma di due gemelline nate alla 33ª settimana di gestazione.
Tutto cominciò al controllo di gravidanza del 5° mese quando
i medici si accorsero che aspettavo due gemelli con grande sorpresa
di tutti. Questo perché alla scadenza della prima ecografia il
posto non c'era e mi avevano messa in lista per la prossima che scadeva
al 5° mese di gravidanza. Chiesi consiglio anche alla mia ginecologa
che mi disse di star tranquilla e di aspettare. Così arrivò
il fatidico giorno e ricevo la conferma di come mai sentissi ruzzolare
in continuazione il bambino sia di giorno che di notte (per forza, quando
uno dormiva l'altro era sveglio). Ritorno a casa e nonostante le loro
raccomandazioni sento che ormai non sarebbe trascorso molto tempo dal
parto perché il mio fisico era molto affaticato.
Alla 33ª settimana vado
in ambulatorio per il controllo mensile e mi trovano dilatata di un
centimetro e mezzo, mi spediscono su in reparto e controllano costantemente
le contrazioni. Mi mettono la flebo per ritardare il parto e così
facendo sperano di tenermi lì per almeno una settimana o meglio
ancora 15 giorni. Al 3° giorno di ricovero, quasi in combinazione
con la luna nuova, a mezzanotte, mi sveglio di soprassalto e mi accorgo
di aver perso le acque e mi preparo al momento del travaglio. Mi tengono
sdraiata per tutto il tempo e mi fanno un'ecografia per valutare il
peso delle bimbe: sui due kg, dicono, però è meglio trasferire
la mamma subito all'Ospedale Civile di Brescia per non doverli separare
dopo la nascita. Mi caricano sull'ambulanza e partiamo da questo ospedale
di provincia diretti al centro di patologia neonatale del Civile di
Brescia in modo da poter ricoverare subito le piccole appena nate. Come
siamo arrivati le sale parto erano stracolme, ma per fortuna il mio
ospedale aveva contattato il Civile per un caso un po' urgente e così
poco dopo ho partorito. Un parto naturale velocissimo perché
essendo state tutte e due in un solo sacco sono nate con soli due minuti
di distanza.
La seconda bimba purtroppo
ha bevuto un po' di liquido amniotico e mio marito, che era vicino a
me, mi disse che era per quello che non l'avevo sentita piangere. Le
portano via subito senza neanche avermele fatte vedere. Dopo avermi
medicato mi trasportano in osservazione per due ore in una stanza adiacente
alla sala parto insieme a tutte le mamme che poco prima avevano partorito.
Sentivo le mamme che parlavano tra di loro dell'aspetto dei loro bimbi
ed io con le lacrime agli occhi temevo che le mie piccole non ce l'avrebbero
fatta. La bilancia segnava kg 1,500 per Giulia, la prima, e 1,750 per
Enrica, la seconda. Trascorso un po' di tempo che sembrava interminabile,
ci spostano in reparto che al momento era stracolmo, quindi ci si doveva
accontentare del corridoio. Mi sentivo così sola, i parenti non
potevano entrare perché non era orario di visita ed io che facendomi
forza pregavo perché tutto andasse bene. Finalmente arrivano
i parenti, e mia madre mi disse di non preoccuparmi, ché aveva
già contattato telefonicamente la signora Georgie per chiederle
alcuni consigli, dato che si conoscevano perché si erano viste
con me agli incontri. Mia mamma è sempre stata convinta più
di me delle idee e dei metodi de La Leche League, forse perché
purtroppo lei da piccola non è stata allattata e a sua volta
non ha potuto allattare perché ha ricevuto indicazioni sbagliate.
Era al primo figlio, aveva
latte da vendere e continuavano a negarle il bambino o perché
dormiva, o perché non era ora del pasto, tanto da dover mandare
via il latte in seguito ad una forte mastite. Per cui, reduce da questa
brutta esperienza, mi spronava a fidarmi de La Leche League che al momento
risultava la via più giusta da seguire. Ritornando al colloquio
che aveva avuto mia madre con Georgie, ella le raccomandò di
incoraggiarmi a stimolare subito il seno con il tiralatte elettrico
che mi forniva l'ospedale e di mantenere l'impegno ogni tre ore nel
corso della giornata, e se possibile di farmi svegliare almeno una volta
di notte. Venne anche in ospedale a trovarmi e mi portò alcuni
opuscoli che mi risultarono molto utili. Ogni volta che toglievo il
latte assaporavo il momento in cui avrei preso in braccio le mie piccole
per coccolarle e allattarle tutte le volte che lo chiedevano, anche
se dentro di me sapevo che avrei dovuto pazientare ancora molto. Sapevo
che ormai il mio latte era l'unica cosa buona che avrei potuto offrire
loro, perciò portavo il biberon ogni volta al lattario dell'ospedale
per la surgelazione, fiera dei miei progressi. Quando ero triste perché
per poter vedere le bimbe da vicino bisognava rispettare certi orari,
andavo nella stanza dove era il tiralatte (che ormai sapevo sterilizzare
da sola) per scaricare un po' la tensione nervosa. Mi ricordo come fosse
oggi, mio marito venne da me a dirmi che le bimbe avevano cominciato
piano piano a mangiare e che stavano già aumentando di peso.
Una volta tornati a casa
noleggiai un tiralatte elettrico portatile, che portavo con me in ogni
mio spostamento essendo vincolata dalle tre ore di spremitura del latte.
Cercavo anche di farmi dare il cambio per portare il latte alle bimbe
in modo da poter riposare a sufficienza. Tutta la mia famiglia ribaltò
le proprie abitudini, mia mamma cercò di impostarmi una sana
alimentazione a base di frutta e verdura fresche in quantità,
mi preparò tisane al finocchio per il giorno e camomilla da bere
durante la notte, andammo a rispolverare la centrifuga per preparare
succhi di frutta e di carota, minestre ricche di legumi e cereali, pochissimi
dolci e fritti, niente caffè. Non voglio dire che sia stato merito
di questo, ma il mio latte ha raggiunto come apice la quantità
di 1,500 litri quando le bimbe erano ancora in ospedale ed io lo misuravo
tramite il biberon. Cercavo di tenermi in contatto periodicamente con
le consulenti de La Leche League che mi incitavano a continuare dimostrandomi
tutta la loro disponibilità ed il loro affetto. Dopo 15 giorni
ricevo una telefonata dall'Ospedale Civile che mi avvisa che avrebbero
spostato le bimbe in un ospedale attrezzato per i prematuri, che stavano
bene e che avevano solo da raggiungere il peso minimo consentito per
poter andare a casa.
La struttura di questo genere
più vicina era Manerbio, ovvero ancora più lontano del
Civile di Brescia, quindi mi rassegnai alla cosa e chiesi aiuto per
portare comunque il latte anche in caso di nebbia o di neve. Ovviamente
non mi sentii di viaggiare tutti i giorni, e nel giorno che volevo riposare
mi venivano riportate tutte le impressioni, i commenti ed i progressi
delle bimbe fino a quel momento.
Abbiamo trovato nel reparto
pediatria dell'ospedale di Manerbio molta cordialità e disponibilità
assoluta sugli orari e sui pasti delle bimbe (che già li mangiavano
a richiesta). Mi viene da ridere quando ripenso a mio marito che dirigeva
tutti gli arrivi e le partenze dei contenitori di latte e mi registrava
gli orologi con la suoneria specialmente di notte per paura che mi addormentassi
allo scadere delle fatidiche tre ore. Sono trascorsi così in
totale da quando sono nate 40 giorni e sapevamo che oramai era questione
di ore per tornare a casa visto che gli ultimi giorni le avevano messe
nei lettini per permetterci di cambiarle ed attaccarle al seno.
Erano comunque ancora deboli,
anche se ai nostri occhi erano cresciute, perché quando provavo
ad attaccarle si addormentavano dopo aver brontolato per lo sforzo.
Andammo a prenderle il giorno della dimissione che stavano dormendo
ma poco dopo, mentre viaggiavamo, ci hanno fatto capire di aver fame
e, sapendo che la strada era ancora lunga, mi sono seduta sul sedile
posteriore e le ho allattate per tutto il viaggio.
E così ho tolto da
quel momento qualsiasi timore e le lasciavo libere di succhiare quando
volevano senza imposizioni di orario. Davo loro il latte ogni giorno
come fosse una medicina che le facesse diventare grandi e forti come
gli altri bambini. Siamo entrati in simbiosi, e formavamo con il papà
una squadra perfetta ed affiatata fino a quando è arrivato il
momento dello scatto di crescita, ed io avevo paura di non avere più
latte a sufficienza. Mi sono attaccata al telefono a tempestare di telefonate
le consulenti che mi dicevano di non preoccuparmi, che è un passaggio
obbligato e che il latte avrebbe ripreso il suo ritmo a seconda della
richiesta nel giro di due o tre giorni. Ho trascorso a letto la maggioranza
del mio tempo, collaudando tutte le posizioni più comode per
me e per le bimbe in modo da poter riposare anche durante le poppate.
Ho praticato quasi sempre la posizione del giocatore di rugby, in modo
da stimolare contemporaneamente i due seni aiutandomi all'inizio con
i cuscini mentre invece, dopo, col passare del tempo, le bimbe collaboravano
riprendendosi il seno e ultimamente, ormai cresciute, mi facevano sedere
sul divano e loro in piedi succhiavano contemporaneamente mentre io
guardavo la TV o conversavo con la mia famiglia. Le bimbe sono cresciute
molto bene, nonostante abbiamo dovuto convivere con i numerosi risvegli
notturni e con il loro temperamento un po' nevrotico come reazione al
brusco impatto con la vita che avevano vissuto. Quasi tralasciavo un'altra
parte importante, il fatto che avevano riconosciuto loro l'anemia fisiologica
dovuta alla prematurità e che secondo i medici doveva essere
tenuta costantemente sotto controllo con analisi del sangue, e oltre
all'integratore di ferro bisognava svezzarle al più presto con
carni rosse ad alto nutrimento. Io e la mia famiglia abbiamo ritenuto
giusto, nonostante le pressioni dell'ospedale, iniziare lo svezzamento
all'8° mese di vita delle bimbe senza nessun rimpianto; sebbene
ai controlli ci guardassero come fossimo stati degli incoscienti. La
prova dell'ottima salute delle bimbe sia che fino a svezzamento inoltrato
non avevamo mai visto il loro pediatra, perché non era mai stato
contattato per alcuna malattia. Fino a quel momento non avevano assaggiato
nessun latte oltre al mio, poi siamo partiti con il latte di mandorle,
in seguito preparavo una pappa di cereali che mia mamma comprava in
chicchi, tostava, macinava a mano e faceva cuocere in brodo vegetale
seguendo il metodo dello svezzamento naturale. Poi sono arrivati i dentini
e così via abbiamo inserito molto lentamente tutti gli altri
alimenti e l'unica cosa che proprio non gradivano era la frutta, che
invece adesso mangiano molto volentieri. Quello che ci tormentava più
di tutto erano quei controlli in ospedale per il prelievo del sangue,
gli esami delle urine e il controllo del peso.
Accadde in seguito che era
in corso una brutta influenza e purtroppo le bimbe si ammalarono; dopo
essere state dal pediatra, tornammo a casa con le borse piene di medicine
e con un biglietto ben in vista con gli orari di somministrazione per
una e per l'altra. Ancora debilitate da questa influenza curata con
il cosiddetto "rimedio da cavallo" manifestarono sintomi di
un'altra influenza, poi di un'altra ancora, tanto che le bimbe non mangiavano
più e l'unica cosa che le salvava dalla disidratazione era il
mio latte che ho sempre offerto a richiesta. In seguito hanno avuto,
come conseguenza all'intossicazione di tutti questi farmaci, una dissenteria
acuta accompagnata da vomito, e ogni scarica gli scottava il sederino
come fosse una bruciatura. Da qui ho capito che bisognava fare qualcosa.
Ho contattato, tramite una mia conoscente, una dottoressa omeopata qui
in zona, che è corsa subito a visitarle quando ha capito la situazione.
Quando le ha viste mi ha confessato di essersi spaventata, e mi ha incoraggiato
a proseguire con l'allattamento a richiesta fino a quando le cure da
lei prescritte non avessero cominciato a fare effetto, e poi anche a
cura ultimata per mantenere una buona idratazione dell'organismo. Adesso
hanno superato i due anni (esattamente 28 mesi), non siamo più
andati a fare nessun controllo di crescita, ed abbiamo adottato l'omeopatia
come medicina per tutta la famiglia. Mangiano in maniera molto varia,
non ho faticato ad inserire cibi nuovi, non hanno mai avuto il succhiotto
e nemmeno il biberon (hanno sempre bevuto dal bicchierino), perciò
non ho dovuto faticare nemmeno a toglierli. Vogliono già mangiare
a tavola con noi senza bavaglino e senza seggiolone e cominciano ad
avere autonomia con il vasino. Succhiavano dal seno fino a ieri ma per
motivi di salute ho voluto provare a staccarle piano piano senza che
loro se ne accorgessero, poi ho lasciato l'ultima poppata del sonnellino
del pomeriggio che alla fine ho tolto offrendo loro tante coccole in
cambio. Così con mia grande sorpresa hanno accettato di buon
grado la cosa, forse perché anche per loro era giunto il momento
di staccarsi naturalmente. È stato bellissimo, un'esperienza
che ci ha ripagato di tutti i sacrifici fatti giorno per giorno. Anche
mio marito ha vissuto molto profondamente questa esperienza che stento
ancora a credere che sia finita, mi sembra ieri che offrivo il seno
e loro ora dimostrano interesse per altre cose. Come si dice: "è
il miracolo della vita che si rinnova"; resteranno nei nostri cuori
le esperienze che abbiamo condiviso insieme sapendo di essere entrati
a far parte della grande famiglia de La Leche League, che non finirò
mai di ringraziare. Oltre ai consigli inerenti l'allattamento mi ha
dato alcune indicazioni anche per il lettone di famiglia che tuttora
viviamo e per tante altre cose. Ringrazio in modo particolare Anna Zini
che è diventata un po' come la nostra amica del cuore insieme
a Georgie, un forte abbraccio a tutte da
Aurora Fausti Pollonini,
Brescia
L'ultimo aggiornamento è stato fatto il
02/01/07
da jlm.
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