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dalle nostre riviste per genitori
Nata alla
31a settimana...allattata al seno
(Born on the thirty-first week...fed at the breast)
Di A.U.
Pubblicato in "Da
mamma a mamma" n. 54, Inverno 1998-99
Quando, alla
trentunesima settimana di gestazione mi dissero che si doveva far nascere
la mia bambina (soffrivo di unimprovvisa pre-eclampsia severa),
mi sembrò tutto così assurdo, ma mi diede grande fiducia
e conforto passeggiare nel corridoio esterno alla patologia neonatale
dellospedale della mia città perché scoprivo, attraverso
le fotografie esposte, la storia di tutti quei bambini sani e felici
nati anche molto prima della mia.
Sono riuscita ad attaccare
la bimba al seno dopo un mese e mezzo dalla sua nascita e, se potessi
tornare indietro, pretenderei molta più libertà nel gestire
il rapporto con mia figlia dentro il reparto di patologia neonatale.
Per esempio avrei voluto,
una volta dimessa la bambina dalla terapia intermedia, provare ad allattarla,
senzaltro a richiesta e non ad orari, ma questo avrebbe significato
sconvolgere i serrati ritmi di un reparto che mette al primo posto la
salute fisica dei piccoli degenti. So comunque che quando verrà
concessa una maggiore presenza delle madri sarà più facile
per il bambino attaccarsi spontaneamente al seno e instaurare con la
sua mamma quella relazione che ha bisogno di tempo, di tranquillità
e di nessuna interferenza.
A rinforzo della mia convinzione
cito un noto pediatra e psicoanalista, Winnicott: "Una percentuale
di madri davvero alta potrebbe allattare al seno se medici e infermiere
non interferissero, perché solo la madre può svolgere
questo compito nel modo giusto. Potrà essere impedita o aiutata
grazie ad un appoggio che riguardi tutto il resto. Ma non le si può
insegnare. Vi sono sfumature che la madre conosce per intuizione senza
alcuna valutazione intellettuale di ciò che accade e a cui può
accedere solo se la si lascia tranquilla e se le viene riconosciuta
piena responsabilità in questo settore specifico. Per esempio,
lei sa che la base del nutrire è il non nutrire. È una
specie di violenza quando uninfermiera esasperata spinge il capezzolo
o il biberon in bocca al bambino e innesca un riflesso. Non cè
madre che lasciata a se stessa agirebbe così. Per molti bambini
occorre un certo tempo prima di iniziare a cercare un oggetto e quando
lo trovano non vogliono farne per forza qualcosa da mangiare."
(tratto dal capitolo "allattamento come comunicazione" in
Winnicott, I bambini e le loro madri, Cortina Editore, 1987).
Avrei potuto lottare per
modificare almeno in parte le regole del reparto, ma purtroppo non è
nella mia natura e quindi ho pazientemente aspettato di portare la bimba
a casa. La cosa che oggi mi appare più incredibile è che
il personale paramedico non faceva altro che ripetermi: "è
molto lenta nel mangiare - era davvero la più lenta con il biberon
-, sarà molto difficile che si attacchi al seno". A poco
a poco questa sfiducia mi contagiava, nonostante ci tenessi moltissimo
ad allattarla.
La partecipazione ad un incontro
della Leche League poco prima che la bimba fosse dimessa, fu per me
loccasione di scoprire che il desiderio era realizzabile: pochissime
ma incoraggianti esperienze di altre mamme di prematuri e la lettura
dellopuscolo sullargomento me lo dimostravano.
Ho portato a casa mia figlia
alla fine del gennaio 1996; mi accingevo a darle il mio latte nel biberon
e mio marito, mentre stava per uscire, mi chiese: "Ma non provi
ad attaccarla al seno?" "Pensavo di farlo domani - gli risposi
- con più calma." Invece, rimasta sola con mia figlia in
tutta tranquillità, mi sedetti sul divano e provai ad allattarla:
con mia grande sorpresa e indescrivibile emozione lei si attaccò
al seno con una spontaneità che è difficile immaginare.
Entro poche ore non rispettava
più nemmeno un orario di quelli che avevano ritmato la sua vita
in ospedale. Dopo unora mangiò di nuovo: un po mangiava,
un po dormiva. Furono mesi molto impegnativi; se non avessi avuto
una grande disponibilità di tutta la mia famiglia - poche parole
e tanto aiuto concreto - e laffettuosa vicinanza di unamica
futura consulente della Leche League, sempre pronta a rispondere ai
miei dubbi e a suggerirmi consigli ricchi di buon senso, non so se ce
lavrei fatta. La piccola mi assorbiva quasi totalmente, faceva
anche dieci pasti al giorno, la notte mangiava molto ed essendo molto
piccola (nata di 1480 grammi, dimessa di 2300 grammi), di notte dormiva
solo rannicchiata sulla mia pancia e, al di là della poesia che
questa immagine può evocare, quando ripenso a quelle notti mi
dico: "Sei stata proprio brava!"
L'ultimo aggiornamento è stato fatto il
02/01/07
da jlm.
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