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Articoli dalle nostre riviste per consulenti ed operatori

ALLATTAMENTO MATERNO E DEPRESSIONE POST-PARTUM: ESISTE UN LEGAME?
(Breastfeeding and Post-Partum Depression: Is There a Link?)

tratto da "Breastfeeding abstracts", Vol.15 Numero 4, maggio 1996

pubblicato in "L'allattamento moderno" n.20

Di Ann Dunnewold, Psicologa; Presidente eletta dal Postpartum Support International; Facoltà aggiunta, Università femminile del Texas; Postpartum Wellness Resources (Professionista indipendente), Dallas, Texas e

Jeannette Crenshaw, RN, FACCE, IBCLC; Coordinatrice per l'educazione familiare, Presbyterian Hospital di Dallas e Presbyterian Hospital di Plano; Pregnancy, Childbirth & Lactation Services (professionista privata), Dallas, Texas

Per più di un secolo i medici hanno pensato che le donne che allattavano al seno fossero esposte ad un maggior rischio di ansietà e depressione post-partum, originariamente chiamata "pianto da latte"(1). D'altra parte, gli avvocati dell'allattamento materno citavano una migliore condizione psicologica come un beneficio dell'allattamento materno.(2)

Considerando gli effetti della prolattina e degli ormoni ad essa associati sull'umore materno, un legame tra allattamento materno e depressione post-partum (DPP) sembra possibile, ma qual è la natura di questa relazione? L'allattamento materno aumenta il rischio di DPP?

Oppure, l'allattamento materno protegge dallo sviluppo di DPP? Le neo-madri ascoltano opinioni contrastanti dai loro operatori sanitari: "Il mio dottore ha detto che sono un soggetto nervoso, e l'allattamento materno mi renderebbe ancora più ansiosa e depressa" oppure: "La consulente per l'allattamento materno mi ha detto che allattare il mio bambino allevierebbe la mia fatica, e gli ormoni mi aiuterebbero a sentirmi più rilassata".

Prima di tutto, un chiarimento sulla sintomatologia della DPP è necessario.

Il termine "depressione" è inadeguato, poiché sintomi di ansia, di agitazione sono più comuni nella difficile situazione del dopo parto di quanto non lo siano l'isolamento, l'apatia depressiva nella madre (3). Poiché molti studi parlano di ansia piuttosto che di depressione, la distinzione tra queste è importante quando consideriamo l'influenza dell'allattamento al seno sull'umore materno nel dopo-parto.

Una rassegna di studi non recenti di Kumar e Brockington (4) ha trovato risultati eterogenei. Alcune ricerche hanno dimostrato una relazione inversa tra allattamento materno e DPP: le madri che allattavano al seno erano meno ansiose, depresse od ostili di quelle che invece allattavano artificialmente. La validità di questi risultati è discutibile in quanto che cosa si intendesse per "allattamento materno" non è ben definito; la raccolta dei valori ormonali nel sangue o nella saliva non è stato misurato rispetto al tempo o frequenza di allattamento. Inoltre, questi studi erano correlazionali. Una correlazione indica l'esistenza di una relazione, ma non ne dimostra le cause o le possibili influenze.

Studi più recenti illustrano un quadro più complesso. Bonnin (5) ha dimostrato che l'umore negativo della madre era correlato all'allattamento, ma causato da fattori di stress fisico e psicologico durante la gestazione. Questi fattori di stress non erano stati controllati nei gruppi di mamme che allattavano naturalmente o artificialmente.

Harris e colleghi (6) hanno scoperto diverse relazioni tra le concentrazioni di prolattina e progesterone nelle madri, dipendenti dal metodo di allattamento e dall'umore materno. Un'alta concentrazione di progesterone ed una bassa concentrazione di prolattina erano associate ad una grande depressione nelle madri che allattavano artificialmente. L'individuazione di una bassa concentrazione di prolattina e/o una bassa concentrazione di progesterone associate ad una forte depressione nelle madri che allattavano al seno ha spiegato che l'umore negativo era causato da un livello inadeguato degli ormoni legati all'allattamento materno. Le donne in allattamento aventi concentrazioni normali o alte di questi ormoni non erano depresse. Cooper e colleghi (7) hanno trovato che le madri depresse erano esposte ad un maggior rischio di svezzamento precoce dal seno, tuttavia essi hanno messo in dubbio sia il fatto che le madri fossero depresse a causa del fallimento dell'allattamento, sia che l'allattamento non avesse avuto successo a causa della depressione. Tamminen e Salmelin (8) hanno ripreso ed intervistato delle madri che allattavano al seno. Le madri depresse avevano grosse difficoltà ad interpretare le richieste dei propri figli, e proiettavano un'interpretazione negativa del comportamento dei bambini nei confronti dell'allattamento al seno. Questo ha causato il deterioramento del rapporto di allattamento. Qualitativamente, ma non statisticamente, ciò sembra rispondere alla questione sollevata da Cooper: l'allattamento non ha avuto successo poiché queste madri erano depresse. Molte ricerche indicano che i supporti sociali e la sicurezza materna sono variabili critiche che intervengono nella relazione tra DPP ed allattamento materno. I supporti sociali proteggono le madri dalla DPP (9) e favoriscono il successo delle esperienze di allattamento (10). Isabella ed Isabella (11) hanno dimostrato che le madri che allattavano esclusivamente al seno erano quelle che avevano avuto più supporti sociali ed un migliore adattamento alla maternità. Tra le madri prese in considerazione in questi studi quelle che manifestavano caratteristiche ansiogene evidenti usavano efficacemente l'allattamento materno per calmarsi, in modo da attenuare lo stato di ansia. Hillervik- Lindquist (12) ha dimostrato che le madri con miglior sostegno sociale avevano meno crisi di ipogalattia (evidente insufficienza di produzione di latte); il 62 per cento di queste crisi è stato attribuito all'ansia ed allo stress delle madri. Locklin e Naber (13) hanno trovato che la sicurezza delle madri fosse associata ad allattamenti condotti con successo. In altri studi la sicurezza materna era associata alla diminuzione di DPP (14). Virden (15) ha condotto uno studio sulle primipare; le madri che allattavano al seno si adattavano meglio al ruolo materno e soffrivano meno di ansia.

Usando tecniche statistiche più sofisticate, questi studi recenti denotano delle causalità: le madri in allattamento naturale, che hanno livelli ormonali nella norma e con un buon sostegno sociale, hanno un adattamento migliore al ruolo materno, maggiore sicurezza come genitrici e meno ansia rispetto alle madri che allattano artificialmente. Queste rassegne di studi scientifici indicano che l'allattamento materno non aumenta il rischio della DPP. Nelle donne con concentrazioni ormonali nella norma un allattamento ben riuscito può proteggere dallo svilupparsi di DPP. Una parziale spiegazione è che l'allattamento materno procura un rilassamento indotto dallo stato ormonale. Di uguale importanza è il fatto che un allattamento ben riuscito può accrescere la sicurezza della madre e l'adattamento al ruolo materno. Questo procura protezione contro l'insicurezza, la quale accresce la DPP.

Tutte le donne esposte al rischio di depressione post-partum dovrebbero essere incoraggiate ad allattare al seno, e dovrebbero avere il sostegno sociale necessario affinché comincino e mantengano un buon rapporto di allattamento.

Le donne affette da DPP hanno bisogno di essere sostenute ed incoraggiate a continuare l'allattamento materno per l'opportunità che questo offre procurando una maggiore sicurezza come madre. Le donne che allattano naturalmente non solo forniscono sostanze nutritive essenziali e protezione immunitaria, ma hanno anche un efficace strada da percorrere per acquisire fiducia e sicurezza nelle loro abilità di madri, nutrendo i propri figli così come solo loro possono fare.

RIFERIMENTI:

(1) Rohe, G.H. Lactational insanity (JAMA 100 years ago). J Am Med Assoc. 1993; 270:1180.

(2) Lawrence, R.A. Breastfeeding: A guide for the medical profession.St. Louis: Mosby-Year Book, Inc., 1994

(3) Dunnewold, A.L., and D.G. Sanford. Postpartum Survival Guide. Oakland : New Harbinger Publication, 1994.

(4) Kumar, R. and I.F. Brockington. Motherhood and Mental Illness II : Causes and Consequence. Boston:Wright, 1988.

(5) Bonnin, F. Cortisol levels in saliva and mood changes in early puerperium. J Aff Dis 1992; 26: 231-40.

(6) Harris, B., S. Johns, H. Fung et al. The hormonal environment of postnatal depression. Br J Psychiatr 1989 ; 154:660-67.

(7) Cooper, P.J., L. Murray, and A. Stein. Psychosocial factors associated with the early termination of breastfeeding. J Psychosomat Res 1993; 37:171-76.

(8) Tamminen, T.M. and R.K. Salmelin. Psychosomatic interaction between mother and infant during breastfeeding. Psychother Psychosomat 1991; 56: 78-84.

(9) Wolman, W.L., B. Chalmers, G.J. Hofmeyr, and C. Nikodem. Postpartum depression and companionship in the clinical birth environment: a randomized, controlled study. Am J Obstet Gynecol 1993; 168 : 1388-94.

(10) Hofmeyr , G.J., V.C. Nikodem, W.L. Wolman et al. Companionship to modify the clinical birth environment : effects on progress and perceptions of labour, and breastfeeding. Br J Obstet Gynecol 1991 ; 98: 756-64.

(11) Isabella, P.H. and R.A. Isabella. Correlates of successful breastfeeding: A study of social and personal factors. J Hum Lact 1994; 10: 257-64.

(12) Hillervik -Lindquist, C. Studies on perceived breast milk insufficiency: A prospective study in a group of Swedish women. Acta Pediatr Scand 1991; Supplement 376: 1-27.

(13) Locklin, M.P. and S.J. Naber. Does breastfeeding empower women? Insights from a select group of educated, low-income, minority women. Birth 1993; 20: 30-35.

(14) Cutrona, C.E. and Troutman, B.R. Social support, infant temperament, and parenting self- efficacy: A mediational model of postpartum depression. Child Dev 1986; 57: 1507-18.

(15) Virden, S.F. The relationship between infant feeding method and maternal role adjustment. J Nurs Midw 1988; 33: 31-35.

Tradotto da Cristina Timpano

L'ultimo aggiornamento è stato fatto il 01/01/07 da jlm.
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