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Articoli dalle nostre riviste per consulenti ed operatori

MITI COMUNI SULL'ALLATTAMENTO AL SENO
(Common Breastfeeding Myths)

Di Lisa Marasco

Questo articolo, tratto da Leaven, aprile/maggio 1998, e pubblicato ne "L'allattamento moderno n. 21 e 22" espone i più comuni timori relativi all'allattamento al seno, corredandoli di tutte le ricerche che possono contribuire a far luce sull'argomento.

Mito 1: Allattare frequentemente riduce la produzione di latte, diminuisce il riflesso d'emissione e alla fine rovina l'allattamento.

Realtà: La quantità di latte che una mamma può produrre arriva al suo punto ottimale quando questa permette al bambino di poppare quante volte egli ne dimostri la necessità. Il riflesso d'emissione funziona meglio quando c'è una buona produzione di latte, il che di solito avviene allattando a richiesta.

DeCarvalho, M et al., Effect of frequent breastfeeding on early milk production and infant weight gain, Pediatrics, 1983; 72:307-11

Hill, P., Insufficient milk supply syndrome, NAACOG's Clin Issues, 1992; 3(4):605-12

Klaus, M., The frequency of suckling: neglected but essential ingredient of breastfeeding, Ob Gyn Clin North Am 1987; 14(3):623-33

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Stuart-Macadam, P. Dettwyler, K. Breastfeeding: Biocultural Perspectives, Hawthorne, New York: Aldine de Gruyter, 1995; 129

Woolridge, M. and Baum, J. Infant appetite-control and the regulation of the breast milk supply, Child Hosp Qtrly 1992; 3:113-19.

Mito 2: Una mamma ha bisogno di allattare solo da quattro a sei volte al giorno per mantenere una buona produzione di latte.

Realtà: Le ricerche dimostrano che se una mamma allatta subito dopo il parto e spesso, con una media di 9.9 volte al giorno nelle prime due settimane, la sua produzione di latte sarà maggiore, il bambino acquisterà più peso e lei allatterà per un periodo più lungo. È stato dimostrato che la produzione di latte è legata alla frequenza delle poppate e che la quantità di latte diminuisce se le poppate sono poco frequenti o limitate.

Daly, S., Hartmann, R Infant demand and milk supply: Part 1 and 2. J Hum Lact 1995; 11(1):21-37

DeCaralho, M et al. Effect of frequent breastfeeding on early milk production and infant weight gain Pediatrics, 1983; 72:307-11

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Riordan, I. and Auerbach, K. Breastfeeding and Human Lactation. Boston and London: Jones and Bartlett 1993:88.

Mito 3: I bambini riescono ad ottenere tutto il latte di cui hanno bisogno nei primi cinque, dieci minuti della poppata.

Realtà: Anche se è vero che molti bambini più grandi possono ottenere tutto il latte di cui hanno bisogno in cinque, dieci minuti, questo non è una regola fissa per tutti i bambini. I neonati che stanno imparando a poppare, e non sempre sono così efficienti nel succhiare, spesso hanno bisogno di più tempo per poppare. L'abilità di ingerire latte dipende anche dal riflesso d'emissione della madre. Mentre ad alcune mamme il latte arriva velocemente, ad altre questo non succede. Ad alcune donne il flusso di latte può arrivare a piccole ondate diverse volte durante una poppata. Invece di andare per tentativi conviene permettere al bimbo di succhiare fino a quando egli mostri segni di sazietà come il lasciare spontaneamente il seno e il rilassare mani e braccia.

Lucas, A., Lucas, P., Aum, J. Differences in the pattern of milk intake between breast and bottle-fed infants. Early Hum Dev 1981; 5: 195.

Stuart-Macadam, P., Dettwyler, K. Breastfeeding: Biocultural Perspectives. Hawthorne, New York: Aldine de Gruyter, 1995; 129-37.

Mito 4: Una mamma che allatta deve distanziare le poppate per dare tempo ai seni di riempirsi.

Realtà: Ogni coppia madre/figlio è unica. Il corpo di una donna che allatta produce continuamente latte. I suoi seni sono, in un certo senso, delle riserve, alcune più capienti di altre. Più il seno è vuoto più velocemente il corpo lavora per riempirlo, più il seno è pieno più lenta è la produzione di latte. Se una mamma aspetta sempre di avere i seni gonfi prima di allattare, il suo corpo può ricevere il messaggio che sta producendo troppo, e può ridurre la produzione complessiva.

Daly, S., Hartmann, R. Infant demand and milk supply: Part 2. J Hum Lact 1995; 11(1):27-37.

Lawrence R. Breastfeeding: A Guide for the Medical Professional, 4th ed. St. Louis: Mosby 1994; 240-241.

Mito 5: A otto settimane di vita i bambini hanno bisogno solo di sei, otto poppate al giorno, a 3 mesi di cinque, sei poppate, a sei mesi non più di quattro, cinque poppate.

Realtà: La frequenza delle poppate di un bambino allattato al seno dipende dalla quantità di latte della madre e dalla capacità di riserva del suo seno, come anche dalle necessità di sviluppo del bambino. Gli scatti di crescita e le malattie possono cambiare temporaneamente le abitudini del bambino al seno. In più il consumo calorico del bambino aumenta alla fine della poppata, così imporre dei canoni nella frequenza e nella durata della poppata può provocare un consumo troppo basso di calorie.

Daly, S., Hartmann, R. Infant demand and milk supply: Part 1. J Hum Lact 1995; 11(1):21-6.

Klaus, M. The frequency of suckling. Ob Gyn Clin North Am 1987; 14(3):623-33

Lawrence R. Breastfeeding: A Guide for the Medical Professional, 4th ed. St. Louis: Mosby 1994; 253.

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Woolridge, M. "Baby-controlled breastfeeding: biocultural implications" in Stuart-Macadam, P., Dettwyler, K. Breastfeeding: Biocultural Perspectives. Hawthorne, New York: Aldine de Gruyter, 1995; 217-42.

Mito 6: E' la quantità di latte che il bambino ingerisce, non importa se materno o artificiale, che determina la durata della pausa tra una poppata e un'altra.

Realtà: I bambini allattati al seno svuotano lo stomaco più velocemente dei bambini allattati artificialmente, circa in 1.5 ore contro 4 ore, a causa della minor dimensione delle proteine del latte materno. Se la quantità ingerita influisce sulla frequenza delle poppate, il tipo di latte è un fattore di pari importanza. Alcuni studi antropologici sui latti dei mammiferi confermano che i neonati umani sono stati predisposti per poppare frequentemente, e così hanno fatto nel corso di gran parte della storia.

Lawrence R. Breastfeeding: A Guide for the Medical Professional, 4th ed. St. Louis: Mosby 1994; 254.

Marmet, C., Shell, E. Breastfeeding Is Important. Encino, California: Lactation Institute, 1991: 4.

Stuart-Macadam, P., Dettwyler, K. Breastfeeding: Biocultural Perspectives. Hawthorne, New York: Aldine de Gruyter, 1995; 129.

Mito 7: Non svegliare il bambino che dorme.

Realtà: Anche se la maggior parte dei bambini quando ha fame si fa capire, i neonati possono non svegliarsi con sufficiente frequenza e se necessario dovrebbero essere svegliati per mangiare almeno otto volte al giorno. La sonnolenza può essere dovuta ai medicinali usati per il parto, a cure mediche della madre, all'ittero, a traumi, al ciuccio e/o ad una scarsa iniziativa causata da risposte tardive alla richiesta di poppare.

Inoltre, le madri che desiderano avvantaggiarsi della naturale infertilità dell’amenorrea da lattazione, scoprono che il ritorno del mestruo viene ritardato ulteriormente se il bambino continua a poppare di notte.

American Academy of Pediatrics Policy Statement on Breastfeeding and the use of Human Milk. Pediatrics 1997; 100(6):1035-39.

Klaus, M. The frequency of suckling: neglected but essential ingredient of breastfeeding. Ob Gyn Clin North Am 1987; 14(3):623-33.

Mohrbacher, N., Stock, J. BREASTFEEDING ANSWER BOOK. Schaumburg, Illinois: LLLI, 1997;60-65, 360-61.

Tips for Rousing a Sleepy Newborn. LLLI, 1997. Publication No. 485.

Mito 8: Il metabolismo del bambino alla nascita è disorganizzato ed è necessario seguire delle abitudini o degli orari per aiutare a stabilizzare questo disordine.

Realtà: I bambini sono predisposti dalla nascita a mangiare, dormire e avere periodi di veglia. Questo non è un comportamento disorganizzato ma riflette i bisogni dei neonati. Con il passare del tempo i bambini si adattano naturalmente ai ritmi di vita del loro nuovo ambiente e non hanno bisogno di aiuto o allenamento.

Mohrbacher, N., Stock, J. BREASTFEEDING ANSWER BOOK. Schaumburg, Illinois: LLLI, 1997;24-29.

Sears, W. The Fussy Baby, LLLI 1985;12-13.

Mito 9: Le madri che allattano devono sempre usare entrambi i seni ad ogni poppata.

Realtà: E’ importante lasciare che il bambino finisca il primo seno, anche se questo può portarlo a non prendere il secondo seno nella stessa poppata. L'ultimo latte si ottiene progressivamente con lo svuotarsi del seno. Alcuni bambini, se vengono spostati troppo presto al secondo seno, possono riempirsi da entrambi i seni del primo latte, più povero in calorie, piuttosto che ottenere il giusto equilibrio tra primo e secondo latte; questo può tradursi in un’insoddisfazione del bambino e in uno scarso aumento di peso. Nelle prime settimane molte madri offrono entrambi i seni ad ogni poppata per avviare la produzione di latte.

Mohrbacher, N., Stock, J. BREASTFEEDING ANSWER BOOK. Schaumburg, Illinois: LLLI, 1997; 25.

Stuart-Macadam, P., Dettwyler, K. Breastfeeding: Biocultural Perspectives. Hawthorne, New York: Aldine de Gruyter, 1995; 129.

Woolridge, M., Fisher, C. Colic, "overfeeding" and symptoms of lactose malabsorption in the breastfed baby: a possible artifact of feed management? Lancet 1988; II(8605):382-84.

Woolridge, M. et al. Do changes in pattern of breast usage alter the baby's nutritional intake? Lancet 336 (8712):395-97.

Mito 10: Se un bambino non aumenta bene di peso può essere a causa della bassa qualità del latte della mamma.

Realtà: Degli studi hanno dimostrato che anche donne malnutrite sono in grado di produrre latte di qualità e quantità sufficienti per allevare un bimbo in crescita. La maggior parte dei casi di basso aumento di peso è correlata ad un’insufficiente assunzione di latte o ad un problema di salute del bambino.

Mohrbacher, N., Stock, J. BREASTFEEDING ANSWER BOOK. Schaumburg, Illinois: LLLI, 1997; 116-32.

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Mito 11: La scarsa produzione di latte è solitamente causata da stress, stanchezza e/o inadeguata assunzione di liquidi o di cibi.

Realtà: Le cause più comuni dei problemi di produzione di latte sono le poppate poco frequenti e/o la suzione e il posizionamento al seno scorretti; entrambi sono generalmente una conseguenza dell’insufficiente informazione fornita alla madre che allatta. Anche i problemi di suzione del bambino possono influire negativamente sulla quantità di latte prodotto. Stress, stanchezza o cattiva alimentazione sono raramente causa di bassa produzione di latte poiché il corpo umano ha sviluppato forti meccanismi di sopravvivenza per proteggere il poppante durante i periodi di scarsità di cibo.

Dusdieker, B., Stumbo, J.,Booth, B. et al. Prolonged maternal fluid supplementation in breastfeeding. Pediatrics 1090; 86:737-40.

Hill, P. Insufficient milk supply syndrome. NAACOG's Clin Issues 1992; 3(4):605-13.

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Mito 12: Una mamma deve bere latte per produrre latte.

Realtà: Una corretta alimentazione con verdura, frutta, cereali e proteine è tutto quello di cui una madre ha bisogno per rifornirsi dei giusti elementi per produrre latte. Il calcio si trova in molti alimenti non caseari, come verdure verde scuro, semi, frutta secca e pesce. Nessun altro mammifero beve latte per produrre latte.

Behan, E. Eat Well, Lose Weight While Breastfeeding. New York: Villard Books, 1992; 145-46.

Mohrbacher, N., Stock, J. BREASTFEEDING ANSWER BOOK. Schaumburg, Illinois: LLLI, 1997;377, 379.

Mito 13: La suzione non-nutritiva non ha giustificazioni scientifiche.

Realtà: Le mamme con esperienza nell'allattamento imparano che le abitudini e i bisogni di suzione dei bambini hanno diverse origini. Mentre alcuni bambini soddisfano i loro bisogni di suzione principalmente durante le poppate, altri possono aver bisogno di succhiare ancora il seno subito dopo una poppata anche se non hanno realmente fame. I bimbi possono poppare anche quando si sentono soli, spaventati o quando hanno male.

Riordan, J., Auerbach, K. Breastfeeding and Human Lactation. Boston and London: Jones and Bartlett, 1993;96-97.

Lawrence, R. Breastfeeding: A Guide for the Medical Professional, 4th ed. St. Louis: Mosby,1994; 432.

Mito 14: La mamma non dovrebbe essere un ciuccio per il bimbo.

Realtà: Consolare e soddisfare le necessità di suzione al seno sono leggi di natura. I ciucci sono praticamente un sostituto della mamma quando lei non può essere disponibile. Altre ragioni per calmare il bimbo principalmente al seno sono il migliore sviluppo oro-facciale, l’amenorrea lattazionale prolungata, evitare la confusione tra ciuccio e seno, e la stimolazione di un’adeguata produzione di latte che assicuri maggiori possibilità di successo nell’allattamento.

American Academy of Pediatrics Policy Statement on Breastfeeding and the use of Human Milk. Pediatrics 1997; 100(6):1035-39.

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Mito 15: La confusione tra tettarella e capezzolo non esiste.

Realtà: L’alimentazione al seno e al biberon richiedono tecniche di suzione diverse, e le tettarelle di gomma provocano una certa "sovra-stimolazione" che i bambini possono preferire al seno che è più morbido. Ne deriva che alcuni bambini sviluppano una confusione nella suzione e utilizzano tecniche inappropriate di suzione al seno se passano dal biberon al seno.

Blass, E. Behavioral and physiological consequences of suckling in rat and human newborns. Acta Paediatr Suppl 1994; 397:71-76.

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Mito 16: L'allattamento frequente può portare alla depressione postpartum.

Realtà: Si ritiene che la depressione postparto sia causata dagli sbalzi ormonali del dopo parto e che possa essere aumentata dalla stanchezza e dalla mancanza di sostegno, tuttavia il più delle volte capita a donne che avevano problemi già prima della gravidanza.

Astbury, J. et al. Birth events, birth experiences and social differences in postnatal depression. Aust J Public Health.1994; 18 (2):176-64.

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Lawrence R. Breastfeeding: A Guide for the Medical Professional, 4th ed. St. Louis: Mosby 1994; 191-92.

Mito 17: Offrire il seno a richiesta non facilita il legame con la madre.

Realtà: Rispondere ai bisogni del bambino secondo la sua richiesta crea tra madre e figlio una sincronia che porta ad un forte legame.

Ainsworth, M. Infant-mother attachment. Am Psych 1979; 34(10):932-37.

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Temboury, M. et al. Influence of breastfeeding on the infant's intellectual development. J Ped Gastro Nutr 1994; 18:32-36.

Mito 18: Le mamme che tengono troppo in braccio i loro bambini li viziano.

Realtà: I bambini che vengono tenuti spesso in braccio piangono un minor numero di ore al giorno e crescendo dimostrano più sicurezza in se stessi.

Anisfeld, E. et al. Does infant carrying promote attachment? An experimental study of the effects of increased physical contact on the development of attachment. Child Dev 1990; 61:1617-27.

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Matas, L., Arend, R., Sroufe, L. Continuity of adaptation in the second year: the relationship between quality of attachment and later competence. Child Dev 1978; 49:547-56.

Mito 19: E’ importante che altri membri della famiglia nutrano il bambino per poter stabilire anch’essi un legame.

Realtà: Nutrire non è l'unica maniera con cui gli altri membri della famiglia possono stabilire un legame con il bimbo; tenerlo in braccio, coccolarlo, fargli il bagnetto e giocare con il bebè sono cose molto importanti per la sua crescita, il suo sviluppo e il suo attaccamento agli altri.

Heller, S. The Vital Touch: How Intimate Contact with Your Baby Leads to Happier, Healthier Development. New York: Henry Holt, 1997; 54-55, 60-61.

Mito 20: L’allattamento guidato dal bambino (allattamento a richiesta) ha un effetto negativo sul rapporto tra marito e moglie.

Realtà: I genitori attenti capiscono che i bisogni di un neonato sono molto forti, ma anche che con il passare del tempo diminuiscono. Infatti il lavoro di squadra che si fa per allevare un neonato può effettivamente rendere una coppia più unita, sviluppando insieme le proprie capacità di genitori.

Bocar, D., Moore, K. Acquiring the parental role: a theoretical perspective. LLLI Lactation Consultant Series. Unit 16. Garden City Park, New York: Avery, 1987.

Sears, W. BECOMING A FATHER. Schaumburg, Illinois: LLLI

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Mito 21: Alcuni bambini sono allergici al latte della propria madre.

Realtà: Il latte materno è la sostanza più naturale e fisiologica che il bambino possa ingerire. Se il bambino ha delle reazioni allergiche legate all’alimentazione, generalmente ciò è dovuto a qualche proteina estranea che si è introdotta nel latte e non al latte stesso. Ciò è facilmente risolvibile eliminando per un periodo questa sostanza dalla dieta della mamma.

Hudson, I. et. al. A low allergen diet is a significant intervention in infantile colic: results of a community-based study. J Allergy Clin Immunol 1995; 96:886-92.

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Salmon, M. Breast Milk: Nature's Perfect Formula. Demarest, New Jersey: Techkits, 1994;32-3.

Mito 22: L'allattamento frequente provoca nel bambino obesità a lungo termine.

Realtà: Degli studi dimostrano che i bambini allattati al seno che guidano i ritmi e le quantità delle loro poppate tendono ad assumere proprio la quantità di latte giusta per loro. Non è l’allattamento a richiesta, bensì l'allattamento artificiale e l’introduzione precoce di cibi solidi ad avere un ruolo nel rischio di obesità a lungo termine.

Dewey, K., Lonnerdal, B. Infant self-regulation of breast milk intake. Acta Paediatr Scand 1986; 75:893-98.

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Mito 23: L’allattamento da sdraiate provoca infezioni all'udito.

Realtà: Siccome il latte materno è un alimento vivo e ricco di anticorpi e immunoglobine, il bebè ha, nel complesso, minori possibilità di sviluppare infezioni all'udito, non importa quale sia la posizione usata.

Anainsson, G. et al. A prospective cohort study on breastfeeding and otitis media in Swedish infants. Pediatr Infect Dis J 1994; 13:183-88.

Harabuchi, Y. et al. Human milk secretory IgA antibody to nontypeable haemophilus influenzae: possible protective effects against nasopharyngeal colonization. J Pediatr 1994; 124(2)193-98.

Mito 24: L'allattamento al seno oltre i 12 mesi ha poco valore perché la qualità del latte materno comincia diminuire dopo i sei mesi.

Realtà: La composizione del latte materno cambia per adeguarsi ai mutevoli bisogni del bambino in crescita. Anche quando il bambino è in grado di mangiare cibi solidi, il latte materno è la fonte primaria di nutrimento per il primo anno di vita. Diventa un supplemento ai cibi solidi durante il secondo anno. Inoltre il sistema immunitario del bambino impiega da 2 a 6 anni a maturare completamente. Il latte materno continua a completare e sostenere il sistema immunitario tanto a lungo quanto esso gli viene offerto.

American Academy of Pediatrics Policy Statement on Breastfeeding and the Use of Human Milk. Pediatrics 1997; 100(6):1035-39.

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Traduzione a cura di Yolanda Ller Aguas

L'ultimo aggiornamento è stato fatto il 01/01/07 da jlm.
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